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​​L’Alzheimer ha cancellato tutto, non il ricordo del primo bacio

L’albero dei ricordi: 500 storie di memoria raccolte durante l’estate 2026 dalle 60 RSA della rete Anni Azzurri, distribuite in tutta Italia

L'albero dei ricordi

Sessantasette anni fa, un ragazzo di Rapallo trovò il coraggio di baciare per la prima volta la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. Oggi Giorgio ha 95 anni e quel momento lo ricorda come fosse ieri: “timido, quasi una prova, ma fu un impegno per sempre”. È bastata una domanda, e il tempo di essere ascoltato, perché quel gesto tornasse a esistere.

Il racconto di Giorgio è uno degli oltre 500 raccolti durante l’estate 2026 dalle 60 RSA della rete Anni Azzurri, distribuite in tutta Italia. Il progetto — “L’Albero dei Ricordi. La memoria condivisa non si perde” — ha coinvolto ospiti tra gli 80 e i 95 anni, invitati a raccontare un episodio della propria vita. Ogni ricordo è stato trascritto su una foglia di carta viola, fino a comporre, struttura per struttura, un albero simbolico: la memoria collettiva della rete.

Amori, lavoro, silenzi nei boschi

Scorrendo le foglie, i temi tornano. C’è l’amore e il matrimonio. C’è il pianto di gioia dopo la nascita di un figlio, come per Angela, 84 anni. C’è la soddisfazione del lavoro fatto bene: Antonia, 82 anni, segretaria stimata dal presidente della banca in cui lavorava; Isacco, 87 anni, chirurgo, che ricorda la felicità dopo un’operazione riuscita.

E poi ci sono i momenti di pace, quasi tutti all’aperto. Le camminate solitarie nei boschi in cerca di funghi (Giovanni, 84 anni). Un gelato sul lago di Lecco nel 1957, due sposi giovanissimi (Beniamino, 91 anni). Una gita a Rimini in Vespa bianca sotto una luna rossa, appena sposati (Luigina, 80 anni). I giri a Bergamo Alta con gli amici, concessi solo a chi era andato bene a scuola (Alessandrina, 89 anni). E una sera lontana in cui un ragazzo invita a ballare una ragazza, e balla con lei tutta la sera: è il ricordo di Clara, 86 anni.

Maria, 80 anni, di Milano, ha scelto invece un viaggio in Australia: i canguri e i koala visti da vicino per la prima volta, le lunghe tratte in auto da una città all’altra, l’Opera House di Sydney. Ma soprattutto l’accoglienza delle persone incontrate lungo la strada, e la sorpresa di scoprire quanto amassero l’Italia e gli italiani.

“Spesso è la prima volta che lo raccontano”

A raccogliere le storie, giorno dopo giorno, sono stati gli educatori delle strutture. “Ogni foglia dell’albero nasce da un ascolto vero, senza fretta: spesso è la prima volta che quel ricordo viene raccontato a qualcuno”, spiega Salvatore Lo Medico, coordinatore degli educatori Anni Azzurri. “Il nostro compito non è soltanto raccogliere aneddoti, ma soprattutto dare a chi li racconta il tempo e l’attenzione perché quel ricordo torni a contare per lui, prima ancora che per noi.”

Un lavoro che ha anche un valore clinico. “La memoria non è soltanto un archivio del passato, ma uno strumento attraverso cui la persona anziana ricostruisce il senso della propria identità nel presente”, osserva Adolfo Bandettini di Poggio, psichiatra e direttore medico dell’area Psichiatria del Gruppo KOS. Raccontarsi ed essere ascoltati, aggiunge, restituisce la percezione di avere un ruolo attivo: la persona “si sente riconosciuta non per la propria fragilità, ma per la ricchezza della propria esperienza”.

Ricordi online

Il progetto troverà spazio sul sito di Anni Azzurri, che per l’occasione si tingerà di viola e ospiterà audio e immagini dei ricordi raccolti.

L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio sulla cura della persona anziana, con particolare attenzione alle strutture dedicate agli ospiti con decadimento cognitivo. L’approccio di psicogeriatria che KOS ha chiamato “Argento Vivo” ripensa spazi e pratiche di cura secondo il principio dello spazio protesizzato: l’ambiente, insieme alle competenze del personale, diventa un supporto terapeutico capace di compensare le difficoltà cognitive. Fermate dell’autobus, finestre dipinte, piazzette, percorsi sensoriali, stimoli delicati e rumori ridotti aiutano a evocare ricordi, ridurre il disorientamento e favorire un senso di sicurezza. Accanto a questo, la formazione degli operatori e le terapie non farmacologiche — pet therapy, snoezelen, doll therapy — che hanno già mostrato di ridurre in modo significativo i disturbi comportamentali.

Alla fine, l’albero resta lì: un tronco di carta e centinaia di foglie viola, ciascuna con sopra una sera di ballo, un gelato in riva al lago, un bacio dato di nascosto nel 1959.

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