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Attualità

“Ha fatto bene: anche un teenager ora può clonarla”

Il fondatore di IdentifAI Marco Ramilli: “La clonazione senza consenso è reato. Servono maggiori controlli, riprodurre una voce è facile”

Marco Ramilli

Marco Ramilli è fondatore e ceo di IdentifAI, una startup nata due anni fa da una lunga esperienza nella cybersecurity e che la società di analisi Gartner giudica tra le quattro migliori sul mercato globale: « Meloni ha fatto bene a registrare la sua voce: chi è un personaggio conosciuto dovrebbe seguirne l’esempio».

Quanto è diffuso la clonazione vocale?

«Si parla di un mercato da circa 40 milioni di dollari nel 2026 e di nuovi casi aumentati del 240% in tre anni. Il fatto è che prima servivano degli specialisti oggi si fa tutto con un’app economica».

Quanta voce serve per clonarla?

«Cinque o 10 secondi, e online ce ne sono tantissime: politici, sportivi, giornalisti, chiunque abbia fatto interviste o podcast. Può riuscirci anche un quattordicenne».

Quali sono le truffe più frequenti?

«La più semplice è il finto figlio che chiede soldi perché ha rotto il telefono. Poi ci sono quelle più sofisticate, come il falso consulente finanziario; fino alle campagne che puntano a manipolare le opinioni. Sono le più pericolose perché diventano verità».

Nell’era dell’Ia riconoscere i falsi sta diventando impossibile?

«Le ricerche dicono che solo il 22% delle volte distinguiamo un video artificiale, anche quando siamo avvisati. Figurarsi per gli audio. Scorrendo i social l’attenzione è bassa, e i contenuti lasciano emozioni che, accumulate, possono cambiare le nostre opinioni».

Ecco il perché della registrazione fatta dalla premier.

«Non evita il deepfake, ma fissa a una certa data la ground truth, la voce originale. Se un audio falso verrà diffuso, gli esperti forensi potranno confrontarlo con quella. È una difesa a posteriori».

E per noi comuni mortali?

«Le leggi ci sono: l’AI Act impone i tag sui contenuti; in Italia il deepfake senza consenso è reato. Ma serve pure più cautela: fare doppi controlli, richiamare la persona su un altro canale. IdentifAI offre assistenza via WhatsApp, per ora al mondo business: si inoltra l’audio o l’immagine sospetta e si riceve la probabilità che sia vero o artificiale. E poi serve affidarsi a fonti autorevoli: per voi giornalisti dei quotidiani è l’occasione della rivincita sul web».

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