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Attualità

“Il futuro è nell’Ia e nei suoi agenti. Leggo in digitale, ma la carta...”

Il numero uno di Meta in Italia Luca Colombo: “In Europa c’è un potenziale enorme. Ma ancora regole troppo complesse”

Luca Colombo, il numero uno di Meta in Italia, ha ancora un cuore di carta. «Leggo i libri in modo tradizionale, e anche se sfoglio i giornali digitalmente non posso farne a meno». Social, Ia e messaggistica restano il core business dell’azienda, ma la stampa è sempre bellezza: «Il digitale è più accessibile e immediato, però l’esperienza tattile dei quotidiani... La vostra recente riforma grafica dimostra che l’editoria tradizionale è capace di andare oltre la superficie».

C’è ancora spazio per noi, insomma.

«C’è un’enorme quantità di informazioni: i titoli principali sono spesso gli stessi ovunque, dai telegiornali ai social. Il valore sta negli approfondimenti, nell’andare oltre lo scontato».

Anche il mondo digitale va oltre: WhatsApp sta cambiando.

«È il modo in cui le persone lo utilizzano che sta cambiando. Abbiamo da poco annunciato le novità di WhatsApp come canale centrale nella relazione tra aziende e consumatori, ora è uno strumento più evoluto. In passato, le interazioni erano frammentate tra customer care, marketing e assistenza. Ora invece tutto converge nella conversazione. E la messaggistica è l’elemento centrale dell’esperienza».

Un approccio più professionale.

«Sempre più aziende utilizzano WhatsApp Business: si può segnalare un problema, ricevere assistenza, avere offerte personalizzate. È un ambiente efficace, se utilizzato bene e senza invasività. Ed è un ritorno alla relazione personale tra negoziante e singolo cliente, ma su scala digitale».

L’Ia come interviene?

«Diventa fondamentale: prima l’account di un’azienda era gestito principalmente da persone o da team umani. Oggi gli agenti intelligenti gestiscono conversazioni complesse in modo automatico, ma comunque caldo e personalizzato».

In pratica un’assistenza su misura 24 ore su 24.

«Abbiamo lanciato Meta Business Agent, un agente Ia facile da creare e in grado di leggere il catalogo prodotti, apprendere da conversazioni passate e rispondere in modo coerente e utile. Un milione di realtà già lo utilizzano: l’espansione è globale, Italia inclusa. E riguarda anche Messenger e Instagram: l’utente sceglie il canale, l’azienda risponde in modo uniforme. È un one-to-one con i clienti».

Meta sta investendo molto in Ia.

«Siamo in prima linea nello sviluppo, dalle infrastrutture ai modelli. L’esempio sono gli AI glasses sviluppati con EssilorLuxottica: non si tratta più solo di scattare foto, ma di comprendere il contesto in cui ci si trova e restituire informazioni utili in tempo reale».

Quanto è importante in questa partnership il ruolo dell’Italia?

«La scelta di EssilorLuxottica non è casuale: un’eccellenza globale nell’occhialeria, con competenze uniche nella progettazione e produzione. Gli AI glasses sono un cambio di paradigma simile a quello dello smartphone: saranno al centro dell’esperienza digitale quotidiana, ridurranno la dipendenza dallo schermo. L’Italia, con l’Europa, può giocare un ruolo importante grazie alle sue eccellenze manifatturiere, al design e alla capacità industriale».

Quindi c’è futuro qui da noi

«Il potenziale è enorme. L’Europa ha competenze, ricerca accademica di alto livello e una forte base industriale, oltre a 73 milioni di lavoratori nel mondo tech. È successo con gli smartphone: l’infrastruttura è stata costruita poche grandi aziende, ma in tantissimi hanno creato valore sopra di essa. Con le applicazioni si possono trasformare intere industrie: sanità, manifattura, moda».

C’è però il tema regolatorio.

«Il punto non è la regolamentazione in sé, ma la sua complessità. Nell’Ue ci sono 270 diversi regolatori digitali, centinaia di norme, competenze sovrapposte: è difficile innovare con velocità. La richiesta non è abbassare le tutele, ma semplificare e creare un contesto più chiaro e coerente».

Su sicurezza e privacy c’è una percezione pubblica negativa.

«C’è distanza tra ciò che facciamo e come viene raccontato: ci dispiace. Investiamo moltissimo in sicurezza, tutela dei minori e promozione di un utilizzo più consapevole delle piattaforme. Uno sforzo gigantesco, ma è chiaro che serve anche educazione all’uso della tecnologia. Dicono che puntiamo solo al profitto, ma senza un’esperienza positiva il sistema non regge, gli utenti se ne vanno e tutto crolla».

Dove leggerà questa intervista?

«In digitale. Ma sul quotidiano».

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