Com’è possibile pensare di rimanere a mollo - letteralmente - per tre giorni e per tre notti in un enorme specchio d’acqua, dormendoci pure? Marco Fratini, 56 anni, gastroenterologo perugino, questo confine lo ha appena attraversato, fluttuando sopra la distesa ferma e vasta del lago di Bracciano. Niente gare di velocità, ma una di permanenza. Un corpo che si consegna all’acqua e decide di non uscirne più, fino a quando, nuotando, non si intravede la riva opposta.
Il risultato lascia trasecolato anche chi, asciutto, osserva dalla riva: 170 chilometri e 567 metri, percorsi in 71 ore, 5 minuti e 40 secondi, certificati dalla Federazione Italiana Cronometristi. Nessuna barca di appoggio, nessun ritorno a terra. Fratini resta in acqua sempre, anche quando la temperatura scende, anche quando - necessariamente - necessita di dormire. Per riuscirci ricorre a tecniche di ipnosi che inducono microfoni di pochi minuti alla volta. Abbastanza per trarre le energie necessarie a ripartire con la spinta delle braccia, sempre dentro l’acqua, lungo un circuito triangolare tracciato tra i moli di Trevignano Romano, Bracciano e Anguillara.
Le barche che lo affiancano gli passano del cibo, dell’acqua e degli integratori: anche i pasti devono essere consumati, rigorosamente, senza mai uscire dall’acqua.
Fratini non è un esordiente. Nel 2020 aveva già inanellato cento chilometri no-stop in una piscina di Perugia, mentre nel 2023 aveva compiuto il periplo del lago di Garda, 140 chilometri in poco più di 63 ore. Ma Infinity Swim - così ha voluto chiamare l’impresa di Bracciano - è un salto che infrange pure i suoi limiti. Un tentativo che ha a che vedere con il mantenimento della lucidità mentale quando il corpo, inevitabilmente, mostra segni di cedimento.
Perché è qui, in fondo, che la storia smette di essere solo un fatto di muscoli e diventa disciplina interiore. “Se lo puoi pensare, lo puoi fare”, ha dichiarato Fratini, e qui sta condensata tutta la sua filosofia: l’idea che il limite sia negoziabile, se accompagnato da preparazione, metodo, pazienza. Volerlo - come per la maggior parte delle cose della vita - non è sufficiente: dedizione, allenamento e ossessione possono però sospingere un sogno, materializzandolo anche quando parrebbe impossibile.
L’impresa, poi, si è arricchita di un significato ancora più alto, intrecciandosi con la solidarietà. Fratini ha raccolto fondi per l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e per l’Associazione 6 Luglio, a sostegno dei bambini malati: come se ogni bracciata, oltre a spingere il corpo verso Trevignano, si portasse dietro qualcosa di più profondo.
Ad attenderlo, domenica, sulla riva, non c’era solo il pubblico plaudente di un evento sportivo, ma la piccola folla di chi riconosce, in un gesto così radicale, qualcosa che somiglia alla dignità. Il sindaco, gli assessori, gli amici di sempre.
E lui, il medico che cura lo stomaco degli altri e che ogni tanto, per ricordare a se stesso cosa significhi resistere, sceglie di affidare il proprio al lago. Perché in fondo, sotto la pelle di ogni record, abita sempre la stessa domanda: fin dove può spingersi un essere umano prima che il fisico dica basta? Fratini ha risposto, rimanendo a galla.
