Ma mi spiegate perché, invece di festeggiare, dovete rompere le scatole pure quando si abbassano i prezzi della benzina? Io ho capito che le aziende energetiche vi stanno sui cosiddetti perché sono grandi, multinazionali e fanno utili. Però il dibattito seguito all’annuncio di Eni sul tetto al prezzo dei carburanti è folle, ma folle davvero. Nessuno che dica: evviva, pagheremo di meno. No. C’è chi lo spaccia per un “regalo elettorale” di Descalzi alla Meloni. Chi avanza ricorsi all’Antitrust. E chi - leggi la sinistra - critica il price cap se a farlo è l’Eni, ma chiede al governo di imporlo per legge a tutti i distributori. Se lo fa lo Stato è figo, se lo fa un privato è un orrore. Perché?
Qui veramente siamo al limite della pazzia. Se le imprese energetiche macinano utili in tempi di guerra, dovuti all’aumento dei prezzi delle materie prime, ecco che s’invoca la tassa sugli extraprofitti (misura tecnicamente socialista, visto che in economia il profitto è profitto e mai extra). Ma se per una volta - quale che sia il motivo: moral suasion del governo, marketing o pazzia - due grandi società si auto impongono limiti ai guadagni o avviano una politica di sconto per attrarre clienti, perché dobbiamo per forza lamentarci? Non potremmo fare il pieno e tanti saluti? No. E la concorrenza sleale. E “sono solo 17 centesimi”. E “ma l’unica soluzione è ridurre i consumi, non i prezzi”. Datevi ‘na calmata.
Pare quasi che l’italiana Eni, l’azera Ip e la francese Total siano da mandare al patibolo perché “verticalmente integrate” (controllano cioè l’intera filiera produttiva che dal petrolio porta alla benzina raffinata), fattore che permette loro di applicare sconti che gli altri petrolieri non riescono a sostenere. Ma scusate: macinare utili non è forse il compito di ogni azienda sana, che sia una minuscola impresa di elettricisti o una multinazionale dell’energia? Se rispetto ai concorrenti estraggono, raffinano e vendono, marginando su ognuna di queste fasi, incassando miliardi da quando la guerra ha investito le raffinerie del Golfo e in Russia, è “merito” loro. Non una “colpa”.
Dovremmo preoccuparci, da consumatori, se la concentrazione di così tanto potere in poche mani portasse a prezzi più alti. Non se li abbassano.
Domanda finale: siamo sicuri che, se al governo ci fosse stato Mario Draghi, le reazioni alla mossa di Eni sarebbero state ugualmente critiche? Ho i miei dubbi…
Su Garlasco vedo grande eccitazione intorno alla chiusura delle indagini. Il Ris che avrebbe nascosto la verità sul sangue sui pedali della famosa bici; Sempio killer per una scarpa compatibile; Stasi che poteva essere scagionato anni fa. Tutto possibile. Magari, se volete, anche probabile. Ma restano indagini. Adesso inizia il bello, con le difese degli imputati e delle persone coinvolte che potranno presentare le proprie controdeduzioni. Considerando che questa indagine dovrebbe ribaltare una sentenza passata in giudicato, io ci andrei con i piedi di piombo. Perché non mi fido poi tanto della Procura di Pavia, quella di ieri come di quella di oggi.
Quello che voglio dire è che il generale Garofano “esclude qualsiasi depistaggio”. Insomma: nega tutto. Vogliamo dargli almeno il tempo di leggere le carte e, infine, di difendersi in aula?
Le elezioni suppletive di Reggio Calabria sono state inutilmente pompate. Primo: quasi nessuno va a votare per mandare un singolo parlamentare a Roma, sapendo che tanto il proprio voto conta poco o nulla. Meglio farsi un weekend al mare. Secondo: Reggio Calabria non è l’Italia ed è impossibile che un risultato così circoscritto possa davvero avere una valenza nazionale. Terzo: il candidato di Vannacci non è che fosse poi così tanto vannacciano, visto che fino all’altro ieri stava con Forza Italia. Non fatevi fregare da chi dirà che il generale si è arenato, che i suoi uomini fanno flop, che è arrivato terzo: troppo poco, e poi a livello nazionale a tirare sarà la sua persona (voto Vannacci perché è Vannacci), non tanto questo o quel candidato. Ma non fatevi fregare neppure da chi sottolineerà che alla fine ha preso il 10%, e quindi darà fastidio al centrodestra, visto che stiamo parlando di poco più di 8mila voti. Il caso Reggio Calabria era utile per riempire i giornali, molto meno per una seria analisi politica.
Trovo invece molto più intelligente il ragionamento fatto da Ricolfi sul Messaggero. Ovvero: occhio a sommare banalmente i sondaggi di oggi. Perché una cosa è indicare al sondaggista il partito per cui, in astratto, oggi voterei; un’altra sarà decidere al momento delle elezioni. Sono ancora troppe le variabili sconosciute. La legge elettorale obbliga le coalizioni a indicare un premier: conosciamo quello del centrodestra, sappiamo che Vannacci (se escluso dalla coalizione) lo sarà, ma non sappiamo contro chi dovranno vedersela. A sinistra ci sarà un candidato unitario oppure due? E se il Campo Largo ci sarà, verrà guidato da Schlein o da Conte? Sono informazioni che l’elettore ancora non possiede, ma che potrebbero poi spingerlo o meno al voto utile. Molti elettori di centrodestra, anche se un po’ delusi da Meloni, di fronte al “pericolo” di ritrovarsi con una maggioranza giallo-rossa con tanto di premio di maggioranza magari lasceranno perdere le sirene vannacciane e si tureranno il naso. Mejo Giorgia de Elly, per sintetizzare.
Sentenza su Regeni: condanne per sequestro e torture, ma non per omicidio. È un tema che non mi entusiasma, ma no: se fossi nel governo non darei seguito alla richiesta della famiglia di cancellare la cooperazione con l’Egitto. È brutto, dovremo far sentire la nostra voce, ma non credo sia abbastanza per inimicarsi un Paese cruciale per la stabilità del Mediterraneo.
Oggi è anche il giorno della perizia sulla caduta di David Rossi. In una palestra hanno ricostruito la finestra e la stanza da cui è caduto l’ex manager di Mps. Risultato: non fu suicidio, ma qualcuno, forse due persone, lo tenne appeso per poi lasciarlo cadere. David si sarebbe difeso. Vero? Falso? Boh. Se lo sapessi sarei ricco. Però, se una commissione d’inchiesta parlamentare ha senso di esistere, questa è quella che indaga sul fattaccio di Siena. Troppe ombre. Troppe stranezze. Indagini condotte troppo superficialmente. Noi siamo abituati a pensare ai magistrati come a dei semidei infallibili, ma purtroppo non funziona così. Lo dimostra il pastrocchio di Garlasco. Quello ugualmente imbarazzante di Perugia, per Meredith. Ma anche le scarcerazioni “facili” e anticipate di condannati che nel giro di qualche giorno, mese o anno sono tornati a commettere lo stesso delitto di prima. Insomma: la giustizia italiana non brilla per qualità. Ci sia permesso dunque di sospettare che no, David Rossi non si sia suicidato.
A tutti capita di sbagliare. Anche a Francesca Albanese. Ma lo scivolone nasconde però una certa ossessione: quella di ridimensionare la portata del dramma ebraico per poterli così meglio attaccare su Gaza. Se volete criticare Israele per quello che ha fatto nella Striscia, non avete bisogno di simili mezzucci. E no, la legge contro l’antisemitismo non vi farà finire in carcere.
