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Attualità

La protesta pro-Pal prepara l’assedio delle università - La mappa dei rapporti con i Giovani musulmani

Un filo politico che annoda le sigle della rappresentanza studentesca giovanile, la galassia dell’associazionismo islamico di seconda generazione, i movimenti di piazza radicali

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L’onda d’urto che rischia di paralizzare il mondo della scuola e delle Università del Nord Italia — reso ancor più incandescente alla luce degli scontri di sabato nelle piazze e della prospettiva di nuove mobilitazioni nei campus — non è che la punta di un iceberg assai più profondo e strutturato. Mentre gli atenei si preparano a fare da sponda e a saldarsi al blocco delle scuole superiori tra picchetti, occupazioni, e presidi ad oltranza, affiora l’ossatura di un’alleanza ben definita: un filo politico che annoda le sigle della rappresentanza studentesca giovanile, la galassia dell’associazionismo islamico di seconda generazione, i movimenti di piazza radicali e vecchi quadri religiosi finiti da tempo nei radar della Digos e delle procure antiterrorismo.

Il punto di contatto diretto tra la vita universitaria e la rete islamica giovanile passa da strutture associative formalmente iscritte agli albi accademici e presenti all’interno della rappresentanza studentesca. Negli atenei del capoluogo lombardo, l’azione di penetrazione e saldatura tra istanze studentesche e causa palestinese si sviluppa attorno alla SUAI (Studenti Universitari Arabi in Italia), una struttura composta da studenti di madrelingua araba regolarmente iscritta nell’Albo delle associazioni e delle liste di rappresentanza dell’Università degli Studi di Milano. A guidare la strategia politica e l’attivismo giovanile c’è il Consiglio dei Garanti dei Giovani Musulmani d’Italia (GMI), organismo di vertice in cui figura dal 2024 Omar Attia El Tabakh (nato a Milano il 4 settembre 1983, co-fondatore dell’APS Al Waqf Al Itali), affiancato da esponenti della nuova leva dell’attivismo come Mariam Ben Ali, Sara Eissa, Younes El Sharkawy e Ayia Ghobara.

La medesima dinamica si consolida muovendosi lungo l’asse della A4, sulla direttrice torinese. È qui che emerge il ruolo di referente dei Giovani Mussulmani d’Italia per Amr Korish, il cui nome e numero di contatto figurano negli elenchi dell’associazionismo studentesco milanese e piemontese. Attorno a lui ruotano figure come Mohamed Ibrahim, nato in Egitto nel 1963 e residente a Torino. La collocazione logistica di Ibrahim, a brevissima distanza dall’ex complesso universitario Nebiolo, non è sfuggita agli analisti della prevenzione: un dettaglio apparentemente secondario che tuttavia evidenzia la capillarità e la prossimità territoriale di questi ambienti nei punti nevralgici delle città universitarie.

Questa rete associativa e studentesca agisce su più livelli coordinati, garantendo sia la mobilitazione di piazza sia la sponda politica e mediatica. Il gruppo giovanile legato a GMI e SUAI garantisce un sostegno aperto e militante ad azioni ad alto impatto come la Global Sumud Flotilla e alle manifestazioni pro-Palestina che incendiano le piazze e le aule universitarie. Parallelamente alle proteste radicate negli atenei, la rete assicura endorsement politico e appoggio garantito ad esponenti politici nazionali quali Giuseppe Conte e Benedetta Scuderi, cercando così di legittimare la propria azione nei palazzi del potere.

A dare sostanza ideologica e retroterra culturale a questa vasta galassia studentesca e giovanile sono i quadri storici della “vecchia guardia” religiosa, custodi di posizioni radicali mai ritrattate. Nomi come quello di Ali Abu Shwaima, nato ad Amman in Giordania nel 1950, residente a Pioltello e già imam della moschea di Segrate, salito in passato alle cronache giudiziarie per un esposto per bigamia presentato dall’ex deputata Dacia Valent, poi archiviato: Abu Shwaima ha sempre difeso con disinvoltura la pratica della poligamia di fatto e la celebrazione di decine di matrimoni unicamente religiosi in moschea, privi di effetti civili ma vincolanti all’interno della comunità islamica. Sulla stessa linea d’onda si sono collocate nel tempo le esternazioni di Mohamed Baha’ El Din Ghrewati, siriano classe 1951 residente a Segrate e già alla guida della Casa della Cultura Islamica di Milano, giunto a bollare come “incivile” la società italiana che vieta le unioni multiple e proponendo il modello islamico come “rimedio” al presunto fallimento della famiglia occidentale.

Attorno a questo nucleo gravita un bacino stimato in circa ventimila persone concentrate in gran parte tra Lombardia, Veneto e Piemonte, sostenuto da soggetti, domicilii e schede anagrafiche distribuiti capillarmente in tutto il Nord Italia. Tra questi Shaaban Ahmed, egiziano classe 1974 residente a Cologno Monzese, Gueddouda Boubakeur, cittadino algerino del 1961 domiciliato a Sesto San Giovanni, Abdelhamid Abouabid, marocchino classe 1955 residente a Formigine nel Modenese, Kabakebbji Mohamed Maher, siriano classe 1955 di stanza a Gallarate, Abou Aly Ashraf, egiziano del 1970 domiciliato a Monza, e l’italo-yemenita Al Bared Najib Mohammed Saleh, nato nel 1981 e residente a Saronno. A loro si affianca la realtà pavese con Al Hasan Badri, nato in Giordania nel 1956, medico e presidente del Centro culturale per il dialogo di via Pollak a Pavia.

Dopo i disordini di sabato, il rischio concreto è che gli atenei vengano trasformati nel quartier generale di una protesta ad oltranza, alimentata da una pericolosa contiguità ideologica e politica. L’allarme degli analisti cresce anche alla luce dei recenti blitz coordinati dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova — che hanno portato all’arresto dell’architetto genovese Mohammad Hannoun e di altri otto indagati accusati di aver convogliato milioni di euro verso le casse di Hamas mascherandoli da aiuti umanitari. Queste inchieste dimostrano quanto sia permeabile il confine tra militanza ideologica, solidarietà pro-Palestina, associazionismo studentesco e fiancheggiamento di strutture esterne. Mentre i collettivi e le sigle islamiche giovanili preparano l’escalation nelle aule e nelle piazze del Nord Italia, la rete che lega la rappresentanza universitaria agli storici centri del radicalismo religioso continua a muovere con fredda precisione le proprie pedine.

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