Dalle accuse per l’aggressione di un pachistano alla politica, fino alla possibilità che la comunità bengalese possa diventare, nel giro di pochi anni, parte della classe dirigente della città. È quanto emerge dall’incontro della comunità bengalese all’Arcella, anticipato dal Mattino di Padova, organizzato in occasione della vittoria alle elezioni per la commissione stranieri e dell’appuntamento temporaneo del consolato del Bangladesh alla Casa di quartiere. All’incontro hanno partecipato numerosi esponenti della comunità, tra cui il giornalista Palash Rahman e Hazari Aminul, titolare di un kebab. Uno dei temi affrontati è stato il recente caso della presunta spedizione punitiva compiuta da alcuni bengalesi ai danni di un pachistano. Ma secondo Rahman “le cose non sono andate proprio così”, sostenendo che le mazze sequestrate “servivano esclusivamente per andare a giocare a cricket”. Ma dall’incontro emerge soprattutto la volontà della comunità di pesare sempre di più nella vita pubblica della città. La comunità rilancia le politiche abitative e il tema della scuola: è però sulla politica che Rahman pronuncia le parole che prima o poi sarebbero arrivate in vista delle prossime elezioni comunali di Padova (lo abbiamo visto alle amministrative di Venezia, con 7 bengalesi nelle liste del Pd). “Siamo vittime della vecchia e nuova politica del centrodestra, diventata più incisiva da quando è al potere il governo di Giorgia Meloni. Non dimentichiamo che il prossimo anno si vota a Padova. Chi è contro di noi teme che tanti bengalesi si schierino a favore del centrosinistra anche con candidati all’interno delle liste del Pd. Non ci sarebbe niente di male se, già tra pochi anni, tanti di noi diventassero classe dirigente”.
E rilanciano quanto avvenuto all’estero: “D’altronde è successo con i sindaci di Londra e di New York e anche con Barack Obama, seppure quest’ultimo non sia asiatico. Perché non potrebbe succedere anche in Italia, in Veneto e specialmente a Padova?”. E lo dicono perché sanno di poter incidere a livello numerico, in una strategia che è stata studiata negli anni in modo meticoloso. Una prospettiva che Rahman proprio ai numeri della presenza straniera sul territorio, sostenendo che bengalesi e pakistani sarebbero “molto più numerosi dei 3.000 indicati dalla statistica locale”. Ed è così che vogliono incidere: la sinistra strizza loro l’occhio, sapendo che è davanti a un bacino di voti potenzialmente decisivo. Ma l’Islam politico comincia a strutturarsi nelle piccole comunità per poi fare la scalata a livello nazionale. A commentare l’episodio e l’europarlamentare della lega Annamaria Cisint: “A Padova stanno preparando le liste del nuovo partito islamico. Sono pronti a prendersi la città. D’altronde, questo è quello che succede quando si concede troppo spazio all’islam radicale, quando si lasciano impuniti abusi e sopraffazioni proprio come quelli della moschea di via Turazza. Il sindaco Giordani si è piegato alla loro illegalità e ora gli islamici sono pronti a sostituirlo. E c’è già il loro programma elettorale: più sussidi per gli stranieri, più moschee e cimiteri islamici. Sì, perché arrivano in Italia, chiedono i ricongiungimenti familiari, fanno figli, subaffittano le case a finti parenti e poi chiedono allo Stato e al Comune scuole, case più grandi e più servizi”.