La ricostruzione di Evelina Sgarbi sull’ultima estate del padre Vittorio trova una risposta tranchant. A intervenire è Santino Carta, presidente della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito e amico del critico d’arte, che respinge l’immagine di un uomo trascinato da un appuntamento all’altro nonostante le proprie condizioni di salute. Almeno per quanto riguarda Castellabate, sostiene Carta, le cose sarebbero andate in maniera molto diversa.
La replica arriva dopo la nota dell’avvocato Lorenzo Iacobbi, legale di Evelina Sgarbi, secondo cui il nuovo ricovero del padre sarebbe “il tragico e annunciato epilogo di una gestione irresponsabile delle patologie” e alla situazione si sarebbe aggiunta “una forzata e incessante attività estiva di promozione e partecipazione ad eventi in ogni angolo d’Italia”.
Parole pesanti, alle quali Carta risponde entrando nel merito dei giorni trascorsi da Sgarbi a Castellabate in occasione del Premio Pio Alferano. “Respingo fermamente ogni rappresentazione che lasci intendere che sia stato costretto a partecipare o coinvolto per interessi estranei alla sua volontà”, chiarisce. Sgarbi, ricostruisce il presidente della Fondazione, rimase a Castellabate per oltre una settimana. Non una corsa contro il tempo tra eventi e impegni, dunque, ma un soggiorno nel quale “la partecipazione al Premio e la visita alle mostre si sono inserite in un soggiorno con ampio spazio per il riposo e le passeggiate”. Carta racconta di averlo visto “sereno, circondato da persone che gli vogliono bene”, assistito da Sabrina Colle, dal collaboratore Guido e dal personale della struttura nella quale alloggiava.
Da qui il punto centrale della replica: “Parlare di ritmi estenuanti o di attività incessanti non descrive ciò che è avvenuto”. Al contrario, secondo Carta, l’obiettivo era proprio quello di assecondare le indicazioni ricevute dai medici, che da tempo avevano suggerito di incoraggiare Sgarbi “a uscire, a muoversi e a coltivare gli interessi che danno significato alla sua vita, soprattutto l’arte”.
E c’è un altro particolare che pesa. La partecipazione al Premio non sarebbe stata subita da Sgarbi, ma voluta personalmente: “Fu Vittorio a volere che il Premio Pio Alferano si svolgesse dopo l’inaugurazione delle mostre a giugno. Fu lui a scegliere Matteo Garrone e a desiderare fortemente di premiarlo personalmente”. Garrone, ricorda Carta, è il regista prediletto di Sgarbi. Sul palco, aggiunge, il critico d’arte era “lucido, presente e partecipe”, come documentato anche dalle registrazioni della serata.
Carta sgombra poi il campo da un’altra possibile ombra, quella economica. Sgarbi è direttore artistico della Fondazione, ma “senza percepire alcun compenso e non ha mai preteso nulla per questo incarico”. Per questo, osserva, “evocare un ‘business’ per descrivere questo rapporto è ingiusto e non corrisponde ai fatti”. Una sottolineatura necessaria, considerando il dibattito sul suo patrimonio.
Anche la gestione delle condizioni di salute, sostiene il presidente della Fondazione, sarebbe stata tutt’altro che superficiale. Proprio per tutelare Sgarbi, durante il soggiorno venne invitato a Castellabate anche uno dei suoi medici curanti: “Lo ribadisco con fermezza: né forzature, né azzardi, né business. Affetto e rispetto della volontà di Vittorio”.
La testimonianza di Carta riguarda direttamente Castellabate, ma si allarga anche ad altri appuntamenti. Il presidente della Fondazione racconta di essere stato presente all’inaugurazione della collezione di Sgarbi ad Andora e alla presentazione del libro di Barbara Alberti: occasioni che, per quanto da lui osservato, si sarebbero svolte “con la stessa cura e considerazione per i suoi desideri”. “Anche queste esperienze meritano di essere raccontate tenendo conto della sua voglia di continuare a vivere ciò che ama”, l’ulteriore sottolineatura.
È qui che la risposta alle accuse diventa ancora più esplicita. Per Carta è “profondamente ingiusto” che affermazioni generali possano proiettare sospetti su tutte le persone rimaste accanto a Sgarbi negli ultimi mesi. E soprattutto invita a non stabilire automaticamente un rapporto tra gli eventi estivi e l’attuale ricovero: “Il ricovero, da solo, non consente di trarre conclusioni sulle responsabilità di chi gli è stato accanto. Le valutazioni sulle sue condizioni e sulle cause del ricovero spettano ai medici”.
Una precisazione tutt’altro che secondaria nel pieno dello scontro familiare. La versione di Carta restituisce infatti il quadro di un Vittorio Sgarbi certamente fragile, ma ancora capace di esprimere desideri e volontà, e di persone che avrebbero cercato di accompagnarlo proprio verso ciò che ha rappresentato per tutta la vita il centro dei suoi interessi: l’arte. “In queste ore servono rispetto per Vittorio, verità nel raccontare i fatti e riguardo per le persone che gli sono vicine”, conclude Carta: “Continueremo a essergli accanto con l’affetto di sempre”.
