La montagna li aveva custoditi per più di trent’anni. Ora, a poche settimane di distanza, i resti di tre alpinisti scomparsi all’inizio degli anni Novanta sono stati ritrovati tra le Alpi svizzere e quelle austriache, permettendo di dare una risposta a due casi rimasti irrisolti per decenni. Il ritrovamento più recente riguarda due alpinisti belgi scomparsi 34 anni fa nella regione delle Weissmies, sulle Alpi svizzere. I loro corpi sono riemersi dal ghiacciaio Trift, nel Canton Vallese, non lontano dal confine italiano.
A segnalarne la presenza è stato un escursionista che, il 26 luglio, ha individuato due corpi sul ghiacciaio e ha avvertito le autorità. I resti sono stati successivamente trasferiti all’Istituto di Medicina Legale dell’Ospedale Vallese di Sion per gli accertamenti necessari all’identificazione. La conferma è arrivata attraverso l’analisi genetica. “Un confronto diretto dei profili del Dna ha formalmente stabilito che si tratta di due alpinisti scomparsi nella regione delle Weissmies nel 1992”, ha comunicato la polizia cantonale. I due uomini, entrambi cittadini belgi, avevano rispettivamente 39 e 41 anni quando se ne persero le tracce.
Il caso non è isolato. Lo scioglimento dei ghiacciai alpini sta facendo riemergere con sempre maggiore frequenza resti rimasti intrappolati nel ghiaccio per anni o addirittura decenni. La polizia del Vallese conserva un elenco di persone scomparse che risale al 1925, composto soprattutto da casi avvenuti in alta montagna e lungo i corsi d’acqua. Soltanto lo scorso anno, sul ghiacciaio dell’Ober Gabelhorn, erano state ritrovate le ossa di un alpinista svizzero scomparso nel 1994. Poche settimane prima del ritrovamento sul Trift, un’altra montagna aveva restituito i resti di un giovane scomparso oltre trent’anni fa. Il 21 giugno, un escursionista aveva individuato alcune ossa lungo un ghiaione nella zona della Vorderen Brandjochspitze, sulla catena della Nordkette che sovrasta Innsbruck, in Austria.
Gli esami condotti dall’Istituto di medicina legale di Innsbruck hanno permesso di stabilire che i resti appartenevano a un alpinista altoatesino di 22 anni scomparso nel 1991. Insieme ai reperti umani erano stati recuperati altri dieci frammenti ossei, che le successive analisi hanno però attribuito ad animali. Le ricerche del giovane erano iniziate già nell’anno della scomparsa e si erano concentrate proprio nell’area della Nordkette, senza portare ad alcun risultato. A distanza di 35 anni non è più possibile determinare le cause della sua morte, ma gli investigatori hanno precisato che non sono emersi elementi che facciano ipotizzare il coinvolgimento di altre persone.
