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Attualità

L’evento di Don Benzi “Un pasto al giorno” in tutte le piazze italiane

Il 26 e 27 settembre torna l’evento solidale promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con il progetto “Una tavola che ci unisce”

Don Benzi

Il 26 e 27 settembre la Comunità fondata da don Oreste Benzi torna nelle piazze italiane con la campagna solidale “Una tavola ci unisce”. L’iniziativa propone un’opera d’arte partecipata da cui ogni cittadino potrà staccare e portare con sé un pezzo di puzzle: “Senza il contributo di tutti la piaga della fame continuerà a esistere. La risposta sta nella responsabilità collettiva”.

Si tratta di un’opera pensata per essere completata solo grazie all’azione congiunta delle persone. È questa la sfida lanciata da “Un Pasto al Giorno”, l’appuntamento promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, nato nel 1968 su intuizione di don Benzi, per riportare al centro dell’attenzione pubblica la piaga della fame nel mondo. Chi sceglie di avvicinarsi ai gazebo riceverà un tassello in legno, estratto da un grande mosaico illustrato. Un gesto simbolico in cui ogni singolo apporto, per quanto modesto, diventa determinante per edificare un’azione condivisa. Il messaggio fondamentale dell’iniziativa passa proprio da qui: l’immagine d’insieme rimane incompleta se ciascuno evita di fare la propria parte, rifiutando di farsi carico delle ingiustizie globali.

Il disegno del puzzle porta la firma dell’illustratore Filippo Serafini, cresciuto con la famiglia all’interno della comunità parrocchiale di don Benzi, e raffigura la storia dell’associazione attorno a un’unica e sterminata tavolata. Riflette il quotidiano della Comunità nelle case famiglia, nelle Capanne di Betlemme, nei centri di recupero e nutrizionali, oltre che nei presidi umanitari operativi in una quarantina di Paesi. Ogni pezzo in legno del puzzle è abbinato a un magnete consegnato ai sostenitori. L’intera produzione è stata affidata alla Cooperativa sociale Ro’ La Formichina, nata in provincia di Catania all’interno della stessa Comunità Papa Giovanni XXIII: questa realtà offre un percorso di reinserimento e riscatto sociale a lavoratrici e lavoratori precedentemente emarginati, impiegandoli nel settore della falegnameria.

Ciascun elemento visivo del disegno attinge a storie ed esperienze concrete. Si ritrova il Bangladesh, dove l’invio costante di generi di prima necessità da parte dei missionari ha consentito a molte famiglie di garantire la frequenza scolastica ai figli, limitando il lavoro minorile e i matrimoni precoci. Vi si legge lo Zambia, primo territorio africano raggiunto dall’azione missionaria della Comunità oltre quarant’anni fa, dove oggi prendono forma interventi rivolti a minori di strada, anziani in solitudine e persone con disabilità. Compaiono il Brasile e la Bolivia, contesti nei quali la condivisione del cibo si affianca a progetti formativi e sportivi pensati per strappare bambini e adolescenti al rischio di esclusione. E ancora, le mense e i rifugi per le persone senza dimora attivi in numerosi centri italiani. Realtà geograficamente distanti ma unite dalla medesima filosofia. Questa visione riflette la lezione di don Benzi, che all’assistenza materiale ha sempre affiancato la scelta radicata di condividere l’esistenza con gli ultimi. La sua prospettiva nei confronti della fame era chiara e intransigente: non ci si può limitare a distribuire cibo, occorre fare spazio all’altro alla propria tavola. Il motto della campagna, “Una tavola ci unisce: insieme facciamo posto alla dignità”, riassume questo principio: la mancanza di cibo non è un dramma distante da osservare con distacco compassionevole, ma un problema che chiama in causa la responsabilità di ciascuno.

“C’è un’enorme differenza fra dare da mangiare all’affamato e invitarlo a condividere il pasto alla propria tavola. La condivisione annulla la distanza fra chi ha e chi non ha”, chiarisce il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Matteo Fadda, richiamando le parole del fondatore. Il senso di “Un Pasto al Giorno” si focalizza su questa prospettiva: l’iniziativa “vuole essere proprio questo: invita a uscire dall’individualismo e dall’egocentrismo per entrare nella logica del noi e compiere insieme un atto di giustizia distributiva e riparativa” aggiunge Fadda. Non si tratta di una semplice elemosina, ma di un gesto di giustizia che stimola ognuno a riscoprirsi parte della medesima comunità umana. I dettagli logistici e le piazze coinvolte nell’evento si possono consultare sul portale dedicato: unpastoalgiorno.org

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