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Attualità

Liberali ma non remissivi

Lo Stato liberale non è quello che rinuncia alla forza, ma quello che la sottomette alla legge

The Levi's and Under Amour stores in Via Orefici, next to Cordusio, also in the Piazza Duomo area, were looted during the tensions in the centre of Milan, where protesters continue to damage shop windows and premises, Milan, 18 October 2026. ANSA/PAOLO SALMOIRAGO

Ogni volta che la polizia carica un corteo, qualcuno rispolvera Karl Popper per spiegarci che la società aperta tradisce se stessa quando impugna il manganello. Popper però sosteneva l’esatto contrario. Il celebre paradosso della tolleranza, esposto in una nota della Società aperta e i suoi nemici, è un manuale di autodifesa liberale: le idee intolleranti si combattono con gli argomenti finché è possibile, ma quando chi le professa smette di discutere e passa ai pugni, lo Stato ha il diritto, anzi il dovere, di fermarlo. Anche con la forza. Non si tollerano gli intolleranti.

Conviene ripeterlo a chi confonde il liberalismo con l’arrendevolezza. Lo Stato liberale non è quello che rinuncia alla forza, ma quello che la sottomette alla legge. Il monopolio (quando legittimo) della violenza non è autoritario: è la condizione perché tutti gli altri possano manifestare senza rischiare l’incolumità. La guerriglia milanese e non solo milanese calpesta anche il diritto di chi voleva manifestare pacificamente contro il carovita. Lasciare la piazza ai violenti significa toglierla a chiunque altro. Illiberale sarebbe punire un’idea. La protesta contro il carovita resta legittima, e la si difende proprio separandola da chi la usa come scudo. Colpire la condotta e non il pensiero: questo è il criterio popperiano, ed è lo stesso dello Stato di diritto. Chi grida alla deriva autoritaria a ogni carica di alleggerimento compie l’operazione inversa: assolve la sassaiola in nome della causa, e così finisce per infangare la causa. Ammesso e non concesso che nei cortei di questi giorni ci sia una reale causa. Infine, la tolleranza illimitata non genera più libertà, genera paura; e una società impaurita finisce per invocare l’uomo forte. Chi oggi esita a reprimere i violenti prepara il terreno a chi domani reprimerà tutti.

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