Milano è capofila della transizione demografica, dove la longevità diventa un ecosistema connesso, basato su dati scientifici e risposte di prossimità. Gli over 65 superano quota 362 mila e rappresentano quasi il 25% della popolazione: un milanese su quattro è nella “Grande Età”, con quasi 194 anziani ogni 100 giovani. Il cambiamento va oltre i numeri e investe il modo stesso di vivere e organizzare la città. L’aumento dell’aspettativa di vita è la più grande trasformazione antropologica e sociale del nostro tempo. In questo scenario, la necessità di ripensare il tessuto urbano, i servizi di cura e i modelli di coabitazione non è più rimandabile.
È quanto emerge dal recente confronto internazionale “Toward World Longevity Summit 2027”, un ciclo di giornate che ha unito le eccellenze scientifiche internazionali, a partire dall’esperienza asiatica di Kyotango e dai contributi dei ricercatori giapponesi tra Salsomaggiore e Milano, in vista del 2° World Longevity Summit del 2027. Un ponte strategico tra Italia e Giappone, facilitato dall’Università di Milano-Bicocca, nella figura della professoressa Stefania Bandini, portando nel capoluogo lombardo soluzioni d’avanguardia.
Nelle tappe di avvicinamento, la ricerca globale ha messo sul tavolo evidenze formidabili: dalle analisi sul microbioma intestinale - che dimostrano il ruolo cruciale dei batteri produttori di butirrato, come il genere Coprococcus e la famiglia Lachnospiraceae, stimolati dalla dieta nella prevenzione della sarcopenia e nel mantenimento della massa muscolare - fino ai modelli avanzati di pianificazione urbana e mobilità pedonale.
Milano, dai modelli alla pratica quotidiana
Nel capoluogo lombardo questo bagaglio scientifico trova applicazione nella concretezza del welfare di prossimità e nella capacità di costruire reti territoriali. Un esempio è l’Alleanza per la Grande Età, promossa dalla Fondazione Ravasi Garzanti: un modello collaudato che supera la frammentazione dei servizi attraverso la messa in rete di pubblico, privato, ricerca e Terzo Settore. Come sottolineato da Felice Scalvini, Direttore di Fondazione Ravasi Garzanti: «Questo confronto ha rafforzato una convinzione: le risposte più efficaci nascono quando ricerca, istituzioni e territori riescono ad agire insieme». Osservare la longevità a partire dalla vita concreta delle persone, dalle loro traiettorie, fragilità, relazioni e possibilità: è l’approccio messo in campo dalla Fondazione Ravasi Garzanti. L’esperienza produce conoscenza, sperimenta risposte e mette in relazione soggetti diversi per trasformare ciò che accade sul campo in cultura, modelli e innovazione sociale. È un punto di raccordo tra esperienza, sapere e innovazione sociale. «La longevità viene interpretata nel quadro della transizione demografica, come una dimensione che attraversa l’intero corso della vita e interroga welfare, città, relazioni e partecipazione», spiega il direttore Felice Scalvini. «Il nostro ruolo è accompagnare le persone e, allo stesso tempo, convocare istituzioni, ricerca, cultura, servizi e filantropia intorno a questioni comuni, trasformando l’esperienza in conoscenza condivisa e capacità di cambiamento, con l’ambizione di fare della longevità un bene comune e un campo stabile di pensiero, sperimentazione e responsabilità collettiva». Un impegno che si traduce anche nella possibilità di connettere la dimensione locale a quella internazionale, mettendo in dialogo esperienze, pratiche e conoscenze provenienti da contesti diversi.
In questa direzione, attraverso iniziative diffuse come CuraMI & ProteggiMI e ParteciPrato, Milano attiva punti di ascolto per combattere la solitudine e supportare i caregiver. Un metodo che, come evidenzia la professoressa Stefania Bandini (Università di Milano-Bicocca), si fonda sui quattro pilastri emersi a Kyotango: relazioni sociali, nutrizione, movimento e Ikigai. Una visione che, dialogando con i modelli avanzati di mobilità pedonale e gestione dei flussi del professor Katsuhiro Nishinari (Università di Tokyo), offre alla città gli strumenti per progettare spazi urbani a misura d’uomo, sicuri e capaci di favorire la partecipazione attiva dei senior.
