Tetti che crollano, termosifoni che non funzionano, porte bucate. Insieme la guerra, l’imperialismo, il razzismo e la “scuola-caserma”. A Torino Osa, Opposizione studentesca d’alternativa, mette tutto nello stesso calderone e annuncia l’occupazione di due istituti superiori, il Carlo Ignazio Giulio e il liceo Regina Margherita. Il bersaglio politico è il nuovo decreto Scuola. “Il problema della scuola non sono gli stranieri” dicono e che il governo starebbe spingendo gli istituti verso un modello sempre più repressivo. “Vogliamo che i soldi vengano spesi per risolvere i veri problemi, non per la guerra”, scrivono gli studenti. Così, nel giro di poche righe, una protesta nata anche contro le nuove norme sulla composizione delle classi finisce per abbracciare politica estera, edilizia scolastica, disciplina interna e gestione degli istituti. Il punto più delicato resta quello degli studenti stranieri. Ed è proprio qui che conviene lasciare per un momento gli slogan e leggere il decreto. Il provvedimento non stabilisce infatti che nei licei potranno esserci al massimo il 30 per cento di ragazzi stranieri. Dal 2027/2028, nelle classi prime delle scuole medie e superiori, il limite riguarderà gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano. Chi studia da anni nelle scuole italiane, dunque, non entra automaticamente in quella quota. Non è una distinzione da poco questa. Il criterio previsto dal governo non guarda semplicemente alla cittadinanza, ma al percorso scolastico già compiuto in Italia. La stessa norma indica come obiettivo una distribuzione più equilibrata nelle classi, collegandola alla qualità della didattica, al diritto allo studio e all’integrazione. E se le iscrizioni rendessero impossibile rispettare il 30 per cento, saranno gli uffici scolastici territoriali a dover distribuire gli studenti tra istituti vicini, tenendo conto anche della distanza da casa e di particolari esigenze familiari. In più sono previste risorse per rafforzare le competenze linguistiche dove la soglia non possa essere rispettata.
Poi, continuando in questa totale confusione, nell’occupazione entrano anche problemi di tutt’altra natura. Osa denuncia strutture deteriorate, termosifoni guasti e pure continui cambi alla guida del Regina Margherita. Questioni che possono certamente giustificare le proteste degli studenti, ma che non nascono dal decreto Scuola. Alla fine si parte dal decreto e si arriva alla guerra. Si contesta la norma sugli studenti stranieri e, nello stesso documento, si parla di tetti, sospensioni, spese militari e imperialismo. Tutte battaglie che Osa sta portando avanti con fierezza. Comunque il decreto può essere criticato nel merito, ma prima di occupare contro ciò che prevede, almeno bisognerebbe raccontare ciò che prevede davvero. E sulla guerra? Certo, l’Italia la ripudia per Costituzione (articolo 11), ma anche qui bisognerebbe specificare che ogni singola spesa per la difesa non significa andare contro quel principio.
