Fino a non molti anni fa sarebbe sembrata solo una questione di folclore locale, oggi diventa un questione di civiltà su cui è sempre più difficile transigere. E così va lodato il via libera della Commissione Cultura di Regione Lombardia al progetto di legge «Valorizzazione e promozione dei Presepi lombardi», presentato dalla presidente Anna Dotti (FdI). Un provvedimento approvato a maggioranza e non all’unanimità (e già questo dimostra quanto sia necessario) per «riconoscere e sostenere il Presepe come patrimonio culturale, storico, artistico e identitario delle comunità lombarde, promuovendone la dimensione religiosa, sociale e territoriale». Parole che è difficile non condividere, tanto che viene da chiedersi perché non votare a favore. Anzi, non viene da chiederselo immaginando bene chi sia contrario a considerare il Presepe «una tradizione profondamente radicata nella storia delle nostre comunità, dove rappresenta un patrimonio che vogliamo consegnare alle nuove generazioni». Un modo «nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, per riaffermare le nostre radici cristiane attraverso la tradizione del Presepe ideato proprio da San Francesco nel 1223». Dieci gli articoli, dall’istituzione dell’Elenco regionale delle mostre e dei musei dedicati ai Presepi alla Settimana del presepe lombardo, fino al riconoscimento dei Comuni come Museo a cielo aperto del Presepe e alla creazione del Circuito borghi del Presepe. Particolare attenzione è riservata alle scuole, con l’istituzione di un concorso regionale. Un provvedimento nel solco della decisione della Commissione nazionale per l’Unesco, su proposta del ministro della Cultura Alessandro Giuli, di candidare il Presepe all’iscrizione nel patrimonio culturale immateriale. Alla fine 200mila euro all’anno ben spesi.

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