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“Se colpevoli, vanno radiati dall’albo”. Il centrodestra fa quadrato e chiede verità sui certificati medici sospetti dei migranti

Accertamenti in nove città e scontro politico durissimo. Salvini invoca la radiazione in caso di colpevolezza, Lepore difende il personale sanitario

medici cpr

È tornata alla ribalta l’inchiesta sui certificati medici sospetti da parte dei medici per evitare l’ingresso dei migranti nei Cpr. La prima parte è stata resa nota lo scorso marzo, quando sono stati iscritti nel registro degli indagati alcuni medici dell’ospedale di Ravenna. Oggi, invece, lo Sco di Roma e la squadra mobile di Ravenna hanno effettuato più decreti di perquisizione locale, personale e informatica emessi dalla Procura ravennate. Destinatari dei decreti, a eccezione di un caso, medici non iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari. L’attività giudiziaria interessa oltre venti professionisti nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.

“È molto grave. Se riconosciuti colpevoli, radiazione dall’albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto. Altro che giuramento di Ippocrate, se fosse confermata l’accusa questi avrebbero ‘giurato’ in un centro sociale”, ha dichiarato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. “Ricordiamo che i Cpr non sono terribili prigioni, ma centri, peraltro in linea con la normativa Ue, in cui vengono trattenuti, prima di essere espulsi dal territorio nazionale, immigrati irregolari con gravi precedenti penali che rappresentano un pericolo per la sicurezza pubblica”, ha dichiarato, invece, la deputata e responsabile Immigrazione di Fratelli d’Italia Sara Kelany, sottolineando che l’inchiesta “sta assumendo contorni sempre più inquietanti, visto il numero dei medici coinvolti, arrivato a oltre 20 professionisti dislocati in diverse città italiane”. Il killer della giovanissima Aurora Livoli, uccisa lo scorso gennaio a Milano, ha ricordato l’onorevole, “aveva evitato il Cpr proprio grazie a un certificato medico che indicava una presunta patologia delle vie urinarie. È incredibile che, in nome dell’ideologia immigrazionista di sinistra, alcuni siano pronti ad agire mettendo addirittura a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Mi auguro che la magistratura faccia piena luce su questa vicenda, che al momento appare gravissima”.

Il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri, ha evidenziato che “siamo di fronte a una vera e propria illegalità, che non può essere tollerata. Le chat diffuse in queste ore, con medici che utilizzano parole vergognose e inaccettabili nei confronti delle forze dell’ordine e che si professano, con fiera rivendicazione, anarchici e antagonisti, fanno rabbrividire”. L’Italia, ha aggiunto “ha regole chiare, trasparenti e stringenti in materia di immigrazione e gestione dei rimpatri: sono norme dello Stato e devono essere rigorosamente rispettate da chiunque, senza eccezioni né corsie preferenziali per chi pensa di poter aggirare le leggi. Il mondo sanitario è fatto di eccellenze, di generosità e di rispetto della legalità, ed è il primo che dovrà ribellarsi a certe condotte ed a certi linguaggi”.

Dall’altra parte, la sinistra (soprattutto quella locale), fa le barricate e fa quadrato attorno ai medici, a partire da Matteo Lepore: “Noi sappiamo quello che leggiamo sui giornali, abbiamo fiducia nella magistratura e nel lavoro che deve essere fatto per chiarire questa situazione, così come abbiamo fiducia assoluta nel personale medico e infermieristico della nostra regione, del quale siamo molto orgogliosi”. E ha poi aggiunto che “se la destra ha delle informazioni, è giusto che si rivolga alla Procura”. Marco Lisei, senatore di Fratelli d’Italia, ha replicato a distanza al sindaco di Bologna, sottolineando che quelle dichiarazioni “confermano la sua collusione con l’estrema sinistra che, dopo aver sfasciato la città in varie occasioni, oggi difende dei medici impegnati a falsificare certificati per consentire a pluripregiudicati stranieri di uscire dai Cpr e girare liberamente per le nostre città. Ancora una volta si schiera contro lo Stato che sta indagando con le Procure e che, a prescindere dagli esiti penali, ha accertato l’esistenza di un sistema marcio. Oggi a quel presidio mi dicono ci fosse il consigliere Begaj, onnipresente a tutte le manifestazioni degli estremisti di collettivi e centri sociali; con tutto il disprezzo che nutro per le sue idee e per le sue presenze, almeno lui ci mette la faccia, mentre Lepore pavidamente manda solo messaggi ambigui o manda lo stesso Begaj in sua rappresentanza. Noi siamo fiduciosi nelle indagini ed auspichiamo che Regione e Comune si attivino per fornire il massimo supporto alla Procura”

Nel sit-in di questa mattina in solidarietà con “le mediche” come si legge nello striscione che è stato esposto e Fratelli d’Italia, con Marta Evangelisti, Capogruppo nel Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, ha annunciato un’interrogazione. “La tutela della salute e la deontologia professionale sono princìpi sacri, che non possono in alcun modo essere calpestati o trasformati in uno scudo politico per boicottare le espulsioni dei clandestini. Questa vicenda rischia di ledere profondamente la credibilità della sanità pubblica e l’onorabilità dei tantissimi medici che operano quotidianamente nel rispetto delle regole. Per queste ragioni, ho depositato un’interrogazione urgente alla Giunta per sapere quale sia la posizione dell’Assessorato alle Politiche della Salute e quali provvedimenti si intendano adottare nei confronti del personale sanitario regionale coinvolto”, ha dichiarato.

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