Dalle periferie alla stazione Centrale, ai quartieri ghetto, ai boschetti della droga c’è (esiste) una città che fa davvero paura e che non si racconta tanto volentieri. Perché, come va di moda dire oggi, la «narrazione» è quella di una «city» sempre più patinata, sostenibile, sempre più «green» e «Smart» modello vincente e piacente patria dei diritti civili e di tutte le battaglia d’avanguardia. Poi però, in un tranquillo week end di ottobre duecento ragazzini mettono il centro a ferro e fuoco e allora ci accorge che a Milano esiste un problema di sicurezza. In realtà non esiste dalla settimana scorsa ma la sinistra ha sempre fatto tanta fatica ad ammetterlo. È un po’ come se vivesse in un’altra città. O forse in un altro mondo, preoccupata, come aveva detto scherzando ma neanche tanto qualche tempo fa Ornella Vanoni, di quale taglio di prosciutto crudo scegliere da Peck o in qualche altra gastronomia d’autore. Nessun allarme. Gli stupri di Capodanno in piazza Duomo di qualche anno fa, gli assalti alla Centrale, le fughe ai posti di blocco, le rapine, le risse della movida non sono una emergenza ma solo la strumentalizzazione di chi sulla paura cerca facili sponde elettorali. Così ci hanno sempre detto. Però è bastato un week per capire che ora la paura non è più solo percepita ma reale. Hanno paura quelle famiglie che hanno scoperto che i loro bambini non sono poi tanto bambini, hanno paura i commercianti del centro che domani pomeriggio temono un replay di assalti e saccheggi, ha un po’ di paura anche il sindaco che pare aver cambiato idea ed ora applaude all’arrivo di 500 parà della Folgore che saranno schierati in città. C’era una volta una sinistra che non sopportava le divise e in realtà c’è ancora. Però sta perdendo qualche certezza.
