Il report che fa tremare i cieli europei svela una realtà inquietante: le verifiche improvvise effettuate sui piazzali degli scali continentali hanno portato alla luce una criticità per ogni singolo velivolo finito sotto la lente d’ingrandimento. Il controllo a tappeto, che ha passato al setaccio quasi mezzo milione di componenti su circa 11mila voli passeggeri, ha fatto emergere un cortocircuito preoccupante nella routine delle manutenzioni. La falla più grave riguarda la gestione delle avarie: troppo spesso,infatti, i guasti tecnici non vengono registrati nei diari di bordo o, peggio ancora, il velivolo riceve il via libera al decollo senza che il problema sia stato effettivamente risolto.
I dati provengono dall’ultimo bilancio operativo realizzato dall’Easa (l’Agenzia europea per la sicurezza aerea) nel 2025, e sono il risultato di un programma di monitoraggio mirato ed effettuato senza alcun preavviso. Si tratta, insomma, di veri e propri “blitz”, eseguiti dalle autorità nazionali durante i tempi di sosta degli aerei tra una tratta e l’altra. Gli ispettori non effettuano una revisione integrale del mezzo, ma focalizzano la propria attenzione su una serie di elementi di vitale importanza per la navigazione, dallo stato strutturale della fusoliera all’efficienza di carrelli e portelloni, fino ad arrivare ai presidi di emergenza interni (come estintori e giubbotti) e alla correttezza della documentazione tecnica.
La rete di sicurezza dell’Easa si muove su due fronti: da un lato sorveglia i vettori comunitari impegnati in scali internazionali esterni all’Unione, dall’altro esamina le compagnie straniere che atterrano sul suolo europeo. L’obiettivo di questa attività investigativa è chiaro: garantire che qualunque aeromobile solchi lo spazio aereo del Vecchio Continente rispetti i medesimi, severissimi standard di affidabilità, a prescindere dal Paese d’origine.
Dal testo dell’Easa riportato da Il Corriere si evince che l’attività di monitoraggio ha toccato 346 scali dislocati in 48 nazioni. Sotto la lente degli investigatori sono finiti 6.804 aerei gestiti da 1.229 compagnie battenti bandiera di 143 diversi Stati. Ogni volta che un velivolo veniva bloccato sulla pista, riceveva in media 44 verifiche mirate, per un totale complessivo che ha raggiunto i 474.209 singoli componenti esaminati. La mappa delle criticità emerse delinea uno scenario allarmante: le irregolarità complessive si attestano a quota 9.844, un bilancio che sfiora la media di un’anomalia a controllo, classificate secondo una scala di rischio a tre livelli. Se quasi la metà delle segnalazioni (4.754 casi) rientra nella prima fascia, quella legata alle disattenzioni più marginali, a destare reale allarme sono i 2.042 riscontri di terza categoria, dove il pericolo per la navigazione diventa concreto e rilevante.
Escludendo i semplici difetti esterni superficiali, statisticamente i più frequenti ma ininfluenti sul piano operativo, il vero fulcro dell’indagine risiede nel codice “A23”. Sotto questa sigla si cela la noncuranza nella segnalazione e nella riparazione delle avarie. Questa specifica infrazione si piazza al secondo posto assoluto tra quelle riscontrate nei cieli europei con 1.218 violazioni accertate: un dato reso ancora più grave dal fatto che oltre 900 di questi episodi sono stati catalogati come critici o di massima gravità.
Il focus sui dati mette a nudo la minaccia più insidiosa: per ben 600 volte gli ispettori hanno riscontrato la totale assenza di tracciamento o una vigilanza inadeguata su anomalie di rilievo. In termini pratici, ciò significa che diversi velivoli hanno continuato a viaggiare con guasti conclamati ma ignorati dai protocolli aziendali, senza che venisse avviata alcun intervento risolutivo. Il terzo e il quarto gradino sono occupati dalle carenze strutturali interne ed esterne: sotto i riflettori finiscono i meccanismi di blocco dei carrelli della ristorazione di bordo e la segnaletica dei portelloni esterni, dove spesso le indicazioni d’emergenza per l’apertura risultano assenti o del tutto deteriorate e illeggibili. A completare le prime cinque posizioni c’è la sicurezza dei vani di carico, un comparto cruciale che tocca da vicino anche il delicato protocollo per lo stivaggio delle merci pericolose. Il report riporta chiaramente che non esistono grandi differenze tra le compagnie aeree del Vecchio Continente e i vettori internazionali, che presentano le medesime cinque falle.
Il panorama dell’aviazione generale e dei jet privati evidenzia criticità legate invece in particolar modo alla preparazione della traversata, come la mancanza di piani di volo corretti, calcoli del carburante non accurati e la scarsa conoscenza dei Notam.