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Un solo sopravvissuto e 110 morti: 25 anni fa la strage dell’aeroporto di Linate

La nebbia, complice di una catena di errori e problemi, portò un aereo di linea con 104 passeggeri a bordo a schiantarsi con un volo privato, che aveva sbagliato strada, e con un hangar

DISASTRO INCIDENTE AEREO DI LINATE NELL' OTTOBRE 2001 (MILANO - 2001-10-08, Silvano Del Puppo) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
DISASTRO INCIDENTE AEREO DI LINATE NELL' OTTOBRE 2001 (MILANO - 2001-10-08, Silvano Del Puppo) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

L’8 ottobre 2001, alle 8:10 del mattino, l’aeroporto di Milano-Linate fu teatro del più grave disastro aereo mai avvenuto in Italia. Un McDonnell Douglas MD-87 della Scandinavian Airlines, numero identificativo del volo SK686, in partenza per Copenaghen entrò in collisione in fase di decollo con un Cessna Citation CJ2 privato diretto a Parigi. L’impatto e lo schianto successivo contro l’edificio dello smistamento bagagli provocarono 118 morti. Solo una persona sopravvisse.

Quella mattina la visibilità era ridotta nello scalo milanese a causa della nebbia: si stima che fosse appena tra i 50 e i 100 metri. L’MD-87, con 104 passeggeri e 6 membri d’equipaggio a bordo, ricevette comunque l’autorizzazione al decollo dalla pista 36R perché per lo scalo milanese si tratta di condizioni note e, contemporaneamente, il Cessna, che viaggiava con due piloti tedeschi e due passeggeri italiani, era stato autorizzato a rullare verso la pista. Anche a causa della scarsa visibilità, invece di seguire il raccordo previsto, il Cessna imboccò per errore il raccordo Romeo 6 e si ritrovò sulla pista attiva. L’MD-87 a quel punto era già in corsa di decollo e viaggiava a oltre 270 km/h con il muso sollevato e quindi non ebbe modo di evitare lo scontro. Lo schianto fu terribile: il jet colpì e distrusse il Cessna, perse un motore e parte del carrello. A quel punto era diventato ingovernabile, uscì di pista e si schiantò contro il capannone bagagli, innescando un incendio. Morirono tutte le 110 persone a bordo del volo SAS, le 4 del Cessna e 4 dipendenti della Sea che si trovavano nel capannone. L’unico a sopravvivere fu Pasquale Padovano, anche lui addetto ai bagagli, che subì però gravi ustioni su gran parte del corpo. Rimase in coma per mesi e fu sottoposto a oltre cento interventi chirurgici, ma riuscì a sopravvivere.

Venne ovviamente aperta un’indagine da parte dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, che come causa principale individuarono proprio “l’invasione” della pista da parte del Cessna. Un errore umano, quindi, che però venne agevolato, tra le altre cose, anche da una segnaletica orizzontale e verticale non conforme agli standard ICAO, usurata o confusa, dal radar di terra non operativo perché disattivato dal 1999, dai sensori automatici di invasione pista spenti a causa di falsi allarmi. L’incidente accelerò miglioramenti importanti nella sicurezza aeroportuale italiana: radar di terra, segnaletica a norma, procedure più rigorose in bassa visibilità e sistemi di prevenzione delle incursioni di pista.

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