C’è stata un’epoca in cui chi trovava un cane per strada chiamava il numero sul volantino e, al massimo, si faceva offrire un caffè. Poi è arrivata l’epoca in cui tutto ha un prezzo, e soprattutto tutto ha un listino. Se il cane in questione è un pastore belga Malinois, razza da cinofili esigenti e da unità cinofile, valore stimato sui duemila euro, il listino qualcuno se lo compila da sé. Mille euro, metà prezzo. Quasi un saldo. Domenica, Milano, zona Niguarda. Il cane passeggia con il fidanzato della padrona, si spaventa per qualcosa e scappa, inghiottito dalle vie del quartiere. La proprietaria fa quello che si faceva prima delle app: decine di volantini con foto e numero di telefono, attaccati su pali e muri. Funziona, nel senso che il telefono squilla. Lunedì, all’altro capo, c’è una ragazza di 26 anni: il Malinois ce l’ha lei. Solo che non chiama per restituirlo, chiama per trattare. Mille euro e il cane torna a casa. Qui la storia potrebbe prendere la piega del sequestro anni Settanta, con le telefonate notturne e il pacco di banconote lasciato sotto una panchina. Invece la padrona fa la cosa più noiosa e più giusta: non paga, va al comando della polizia locale e denuncia. Gli agenti dell’Unità territoriale 9 risalgono in fretta all’identità della ventiseienne (quando lasci il tuo numero a qualcuno per chiedergli soldi, l’anonimato diventa un concetto relativo) e le suonano il campanello. Denunciata a piede libero per tentata estorsione. Il cane però in casa non c’è. Lo tiene il fidanzato, 22 anni, di origine palestinese, già noto alle forze dell’ordine. Gli agenti vanno anche da lui, recuperano il Malinois e denunciano il ragazzo per lo stesso reato. Il cane torna tra le braccia della padrona, che i mille euro se li tiene. Resta la domanda che ci si fa ogni volta che un fatto di cronaca sembra scritto da uno sceneggiatore pigro: cosa pensavano che sarebbe successo? Che la proprietaria, commossa, si presentasse con la busta? Forse sì. Viviamo in tempi in cui tutto è monetizzabile, persino la gentilezza. Il guaio è che, a monetizzarla, si diventa estorsori.
