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Da autista a cancelliere: così "guidava" l'ufficio del gip

Ha tentato di dirottare i soldi dei sequestri e, secondo i pm, avrebbe anche cercato di favorire le cosche. I colleghi: "Non si poteva non notare"

Da autista a cancelliere: così "guidava" l'ufficio del gip
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Prima domanda: "Ma quante altre ne avrà fatte?". Seconda domanda: "Ma come era possibile che fosse in quel posto?". L'incredibile storia di Domenico Bruno, l'ex autista divenuto l'eminenza grigia dell'ufficio dei Giudici preliminari, al settimo piano del tribunale, solleva da due giorni, tra gli habitué del palazzo, queste domande. Alla fine Bruno è inciampato sull'ultima impresa: il tentativo, falsificando un modulo, di fare recuperare a un personaggio legato alla ndrangheta 985mila euro, sequestrati durante le indagini e depositate sul Fondo unico giustizia, il Fug. Il sistema di controllo di Equitalia ha segnalato l'operazione sospetta, visto che nel frattempo la somma era stata confiscata definitivamente e non era più restituibile. Ora Bruno è indagato per falso e truffa, aggravati. Nei prossimi giorni il suo ufficio verrà perquisito di nuovo, su ordine del pm Stefano Ammendola, alla ricerca di altre tracce. Ma intanto l'irresistibile ascesa di Bruno solleva tanti interrogativi sulla vulnerabilità del sistema e sui controlli interni all'ufficio gip. Come è possibile che una funzione delicata come la gestione dei fondi sia nelle mani di un ex autista?

L'unica certezza è che i metodi spigliati di Bruno erano da tempo sotto gli occhi di tutti. Siciliano, simpatico, accattivante. "Era una situazione anomala che non si poteva non notare" racconta un magistrato già a lungo in servizio presso la Sezione Gip e buon conoscitore del funzionamento di quell'ufficio. "A un semplice autista, nemmeno operatore giudiziario, sveglio anzi, lo si vedeva subito, troppo sveglio, era stato affidato l'intero settore delle Cancellerie dove si muovono i soldi e i beni, i corpi di reato, le confische i dissequestri. Un settore che avrebbe dovuto essere seguito da un cancelliere, un funzionario qualificato. Ricordo che l'attuale indagato venne con insistenza nel mio ufficio per perorare insieme ad un avvocato la sua istanza che pretendeva il dissequestro, del tutto infondato, di una somma di venti o trentamila euro che secondo l'istanza avrebbe dovuto essere restituita, dopo il sequestro ad un grosso spacciatore, ad un terzo rappresentato da quello stesso difensore. Ovviamente respinsi, e con fastidio, la richiesta. Mi sembra comunque evidente che in questa situazione che andava avanti ormai da molti anni vi sia stato un omesso controllo da parte della dirigenza amministrativa e anche di quella giudiziaria della Sezione".

E un altro giudice racconta che Bruno era diventato una specie di factotum dell'ufficio, faceva favori a tutti, e questo allargava a dismisura i suoi margini di manovra. C'è chi racconta che girava con pacchi di carte da fare firmare ai giudici, provvedimenti di dissequestro di beni confiscati, quasi sempre di modesta entità.

Ma come escludere che anche il decreto che doveva ridare quasi un milione a un uomo vicino ai clan sia stato infilato alla rinfusa in mezzo ad altri provvedimenti, contando sulla distrazione del giudice?

La scena di Bruno che entra da un giudice accompagnato da un avvocato fa intuire che anche ad alcuni legali fosse noto il ruolo di "facilitatore" dell'ex autista.

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