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Apple pronta a pagare gli editori per migliorare le risposte di Siri

Cupertino vuole offrire notizie in tempo reale ed elaborate da fonti affidabili e di alta qualità. Così è allo studio un modello di compensi variabili in base al numero di accessi ai contenuti

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«Ehi Siri, quali sono le principali notizie di oggi?». Questa domanda viene posta migliaia di volte al giorno ai chatbot, che stanno diventando una fonte cruciale di informazione, eppure per anni la risposta è stata un mix di link poco chiari che ci portavano a lasciar perdere.

Più nello specifico, l’assistente vocale di Apple era rimasto indietro nella corsa globale all’intelligenza artificiale, rimanendo utile solo per impostare timer o chiedere informazioni sul meteo. Ora, però, la musica sta cambiando.

Per trasformare Siri in una «vera mente» entro la fine dell’anno, Tim Cook (in foto), l’ad del gruppo Apple, ha deciso di bussare direttamente alla porta di chi le notizie le produce: i grandi editori internazionali. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, negli ultimi mesi il colosso ha avviato trattative per stringere accordi pluriennali di licenza.

Non è una novità, l’intelligenza artificiale si nutre di notizie e l’accordo tra le Big Tech e l’editoria è chiaro: maxi-assegni staccati dalle società di IA per prendersi il diritto di rastrellare ed elaborare interi archivi di articoli con cui addestrare i propri algoritmi. Apple, invece, cambia strada, proponendo un modello a consumo. In poche parole: ogni volta che Siri risponderà a un utente usando l’articolo di un giornale, quell’editore incasserà una royalty. Sul tavolo, dicono le fonti, ci sarebbe un budget da capogiro: centinaia di milioni di dollari pronti a ripagare la qualità dell’informazione professionale.

Per le aziende dei media si tratta di una rivoluzione sistemica. Da un lato la struttura a consumo punta a garantire trasparenza e tracciabilità, permettendo di capire quante volte i chatbot attingono davvero al lavoro dei giornalisti, e dall’altro potrebbe diventare il nuovo standard per le future negoziazioni con tutti gli altri colossi del settore.

Per Apple è anche una questione di credibilità: alla fine del 2024, i primi esperimenti con i riassunti delle notizie generati dall’IA avevano prodotto notizie distorte e inaccurate, scatenando le proteste dei giornali e costringendo l’azienda a spegnere subito la funzione. La soluzione è offrire fonti autorevoli nel motore di Siri, evitando così le «allucinazioni» dell’IA e battendo la concorrenza.

Se per gli Stati Uniti il modello proposto da Apple è una novità, in Australia si tratta già di una legge: i grandi giganti della tecnologia (come Google, Meta e TikTok) sono obbligati a raggiungere accordi di licenza e pagamento con gli editori di notizie, altrimenti incappano in una multa pari al 2,5% sui ricavi pubblicitari a Sydney e dintorni.

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