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Aziende

Benetton diversifica la strategia con 21Next

21Next diventa un braccio strategico della diversificazione: non soltanto una società che gestisce capitali, ma una piattaforma attraverso cui Edizione può presidiare settori e filiere considerate strategiche per la crescita

 Benetton intravede la fine del tunnel

Il cambio di passo del gruppo Benetton si arricchisce di un altro capitolo con 21Next, la nuova scommessa di Edizione sui private markets. Una piattaforma da 3 miliardi di euro di masse gestite, 500 milioni di seed capital (capitale di sviluppo iniziale) e un obiettivo: superare i 10 miliardi nei prossimi anni. Un altro tassello nella trasformazione di Edizione, che sotto la presidenza di Alessandro Benetton punta a rafforzare la propria anima industriale e a diversificare il portafoglio oltre gli asset tradizionali della famiglia.

In questo quadro, 21Next diventa un braccio strategico della diversificazione: non soltanto una società che gestisce capitali, ma una piattaforma attraverso cui Edizione può presidiare settori e filiere considerate strategiche per la crescita.

«Con questa operazione, facciamo un altro passo importante nella costruzione della nuova Edizione, che sta assumendo una caratura sempre più industriale», ha detto Benetton. I numeri danno la dimensione dell’ambizione: 21Next parte con oltre 100 professionisti e una presenza diretta a Milano, Treviso e Parigi. La piattaforma riunisce oggi 11 fondi, distribuiti tra private equity, transizione energetica, infrastrutture e private debt. Un perimetro che consente a 21Next di coprire segmenti molto diversi dai private markets fino al credito.

Il closing dell’operazione, annunciata nel novembre 2025, dà vita alla nuova piattaforma europea di Alternative asset management. La strategia di 21Next poggia su quattro pilastri: private equity, energy transition, infrastructure e private debt.

Guardando alla governance, alla guida ci sono Alessandro Benetton nel ruolo di presidente e Panfilo Tarantelli come ad. Edizione controlla il 55% della nuova società, mentre il restante 45% è nelle mani dei fondatori delle due realtà e del senior management.

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