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Aziende

Delfin, passo avanti sul riassetto della holding

I giudici del Lussemburgo danno l’ok a Luca e Paola Del Vecchio per trasferire le quote ai veicoli privati

Fondazione Lmdv per la formazione

Un passo avanti verso lo sblocco dello stallo in Delfin, anche se non ancora risolutivo. Questa è una prima lettura possibile dopo il via libera del giudice in Lussemburgo al trasferimento del 25% della cassaforte dei Del Vecchio ai veicoli privati di Paola e Luca Del Vecchio che si erano per questo appellati al giudice. I due eredi, proprietari di un 12,5% a testa, erano quelli protagonisti dell’operazione - poi congelata - con al centro la cessione delle loro partecipazioni a Leonardo Maria Del Vecchio per 5 miliardi a testa.

La sentenza dà ora più margine di manovra agli eredi, con la possibilità di dare in pegno le partecipazioni in cambio di liquidità: questo per esempio non era possibile fino a ieri. Oltre a rendere le quote più facilmente vendibili. Leonardo Maria da questo scenario avrà potenziali ricadute favorevoli sia per la rinegoziazione del suo debito personale, ma anche in eventuali accordi futuri per il riassetto della holding. Aver preso le distanze dal presidente Francesco Milleri e dal suo ruolo operativo in Essilux, inoltre, ha reso per lo meno possibile la ripresa dei dialoghi con altri soci della cassaforte di famiglia. Tant’è che la conseguenza più tangibile, dopo la sentenza lussemburghese, è che ora gli eredi Del Vecchio tornano maggiormente protagonisti. Lo strappo tra il board di Delfin e gli eredi risale al rifiuto di procedere con il «patronage» richiesto dalle banche per finanziare il progetto di concentrazione di Lmdv, la holding di Leonardo Maria. In quel Consiglio gli eredi Del Vecchio non siedono, ma ora potrebbero tentare di cambiare qualcosa. Potrebbero essere proprio Leonardo Maria e anche l’altro erede Clemente a seguire la stessa strada, con «sentenze» che dovrebbero arrivare nei prossimi mesi o al più tardi in marzo. Il futuro di Delfin è nevralgico anche sul fronte del risiko bancario. Al suo interno, oltre 32,4% di EssilorLuxottica, sono custodite le quote del 17,5% di Montepaschi, il 10% di Generali e il 2,7% di Unicredit oltre al 28% del gruppo immobiliare Covivio. Ragione per cui la stabilità della holding raggiunge un interesse «di sistema» per la capacità di influire in modo determinante sul panorama del credito italiano. Ma, almeno su questo fronte, le cose non vanno per niente male dal momento che o si troverebbe protagonista in un maxi istituto bancario oppure si troverebbe a consegnare le azioni a Intesa, andando a incassare plusvalenze stellari. Insomma, problemi che tutti sognano di avere.

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