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Aziende

Lmdv va allo scontro con il board di Delfin

Del Vecchio jr scrive ai revisori per indagare sui consiglieri. Nel mirino conflitti di interesse e la poca trasparenza nella trattativa per il maxi finanziamento

Confronto Leonardo Maria Del Vecchio

Si alza il tono dello scontro fra la Lmdv e il consiglio d’amministrazione della Delfin. Ieri è emerso che Leonardo Maria Del Vecchio, in una lettera formale inviata ai Commissaires aux Comptes della cassaforte lussemburghese, Fabio Scoyni e Lara Forte, ha chiesto loro di avviare un’indagine su una serie di criticità riscontrate nella gestione del board della holding, partendo da una serie di conflitti di interesse di alcuni consiglieri. Si tratta di un’iniziativa in qualche modo collegata all’addio delle cariche in Essilux, dal momento che Leonardo Maria ha abbandonato i ruoli operativi proprio per esercitare liberamente tutte le prerogative di azionista per sbloccare lo stallo nella holding di famiglia.

La lettera del numero uno di Lmdv, socio al 12,5% di Delfin, sfrutta per la prima volta i revisori Scoyni e Forte che sono state nominati lo scorso giugno proprio per esercitare un controllo sull’operato dei cinque membri del board, guidato dall’amministratore delegato Romolo Bardin e dal presidente Francesco Milleri. Nella missiva, i cui contenuti sono stati anticipati dal Sole 24 Ore, Del Vecchio jr ha mosso una serie di contestazioni, a partire dalla scarsa trasparenza dei consiglieri d’amminstrazione - che sono nominati a vita e revocabili solo con il consenso di tutti gli 8 eredi azionisti - nel momento in cui lui stava trattando con le banche il finanziamento da 10 miliardi per acquisire le quote dei fratellastri Luca e Paola. Gli amministratori, in particolare, avrebbero ritardato o negato la consegna di documenti necessari ad avanzare nelle interlocuzioni con gli istituti di credito.

Un altro nodo focale della lettere riguarda il conflitto d’interessi, in particolare in capo ai consiglieri Mario Notari e Bardin. Nel primo caso, il consigliere era il notaio che aveva redatto l’atto del primo luglio 2022 con il quale Nicoletta Zampillo rinunciava all’usufrutto a favore del figlio Rocco Basilico che aveva ricevuto in eredità solo la nuda proprietà. Atto contestato nella sua legittimità dallo stesso Leonardo Maria. Quanto a Bardin, amministratore delegato, Lmdv punta il dito sui suoi ruoli sovrapposti tra Delfin e Cdv Holdings, veicolo riconducibile al fratello Claudio. Leonardo Maria chiede conto della partecipazione in C.D. Holding (società distinta rispetto a Cdv Holding), attraverso la quale Delfin è entrata nel capitale di Ceramica Dolomite con il 25%. Il fatto è che dopo il salvataggio del 2022, lo stabilimento bellunese non naviga in buone acque con continue necessità di capitale e un tavolo di crisi aperto al Ministero del Made in Italy.

Un’altra vicenda nel mirino è quella del marchio di abbigliamento americano, Brooks Brothers. L’azienda, acquistata nel 2001 sempre da Claudio, ha dichiarato fallimento nel 2020 prima di essere rilevata da Sparc Group. Una vicenda che vede impelagata ancora oggi la Delfin, la quale già da un decennio sarebbe coinvolta in un procedimento pendente negli Stati Uniti. Eppure Leonardo Maria afferma nella sua missiva di non essere mai stato informato di questo fatto rilevante e di non essere al corrente di accantonamenti o di potenziali passività registrate in relazione alla questione.

La sensazione è che la battaglia sia solo agli esordi.

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