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Snam, 85 anni di infrastrutture per la sicurezza energetica italiana

Dai primi metanodotti ai rigassificatori. Con la guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente, cresce il ruolo strategico del nostro Paese al centro dei flussi verso l’Europa

Snam

Ottantacinque anni guardando al futuro. Snam celebra oggi a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, del Governo e delle istituzioni, un anniversario che coincide con una fase cruciale per la sicurezza energetica. La guerra tra Russia e Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e la crisi dello Stretto di Hormuz hanno riportato al centro dell’attenzione gasdotti, rigassificatori, stoccaggi e diversificazione delle forniture. La capacità dell’Italia di garantire continuità agli approvvigionamenti si fonda anche su infrastrutture concepite decenni prima delle crisi che oggi contribuiscono ad affrontare.

È questo il significato più attuale della storia di Snam: costruire prima che il bisogno diventi emergenza. «L’energia è un patto fra chi non c’è più e chi non c’è ancora, curato da chi c’è adesso», ha ricordato in più occasioni l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi. Una prospettiva che lega le scelte industriali del passato alle esigenze di un sistema energetico esposto a tensioni geopolitiche e mercati instabili. La Società Nazionale Metanodotti nasce il 30 ottobre 1941. Allora il metano è ancora marginale e l’Italia dispone di appena 55 chilometri di condotte tra Pietramala e Firenze. Le scoperte dei giacimenti della Pianura Padana e l’intuizione di Enrico Mattei trasformano il gas in una risorsa strategica. Nel dopoguerra la rete passa dai 257 chilometri del 1948 ai 4.600 del 1960, raggiungendo grandi industrie come Pirelli, Falck, Montecatini, Dalmine e Fiat. Dal 1961 comincia la metanizzazione del Mezzogiorno. Il gas alimenta fabbriche e servizi, entra nelle abitazioni e accompagna il miracolo economico, contribuendo allo sviluppo dei territori.

Con l’aumento dei consumi e i limiti della produzione nazionale, l’Italia comincia a diversificare le fonti. Agli accordi con la Libia del 1965 seguono quelli con l’Unione Sovietica nel 1969 e con l’Olanda nel 1970. Nel 1971 entra in funzione Panigaglia, primo rigassificatore italiano e tra i primi in Europa. La crisi petrolifera del 1973 conferma l’importanza di disporre di rotte alternative. Prende così forma il Transmed, il collegamento tra Algeria e Italia attraverso la Tunisia e il Mediterraneo, realizzato tra il 1978 e il 1983. Oggi quella direttrice è uno dei pilastri della sicurezza nazionale: dopo l’inizio della guerra russo-ucraina, la quota della domanda italiana coperta dal gas algerino è passata da circa il 15% a oltre il 35%. La stessa lungimiranza caratterizza il Trans Adriatic Pipeline (Tap), entrato in esercizio nel 2020. Lungo 877 chilometri, collega la Grecia alla Puglia attraverso Albania e Adriatico, portando in Europa il gas del Caspio. Snam partecipa al consorzio con una quota del 20%. In poco più di cinque anni il gasdotto ha consegnato 60 miliardi di metri cubi all’Europa, di cui 50 all’Italia. Quando la guerra in Ucraina ha reso urgente sostituire parte delle forniture russe, il collegamento era già operativo. La crisi ha cambiato anche la direzione dei flussi: diminuiscono le forniture da nord, mentre aumentano quelle dall’Algeria, dall’Azerbaijan e via mare. La rete deve trasferire verso il Centro-Nord il gas proveniente sempre più dal Sud. Le condotte possono inoltre funzionare in senso inverso: nel 2025 l’Austria ha assorbito circa l’80% delle esportazioni italiane, pari a 1,7 miliardi di metri cubi su 2,1 complessivi. L’Italia può così contribuire alla sicurezza energetica europea, non soltanto ricevendo gas ma anche ridistribuendolo. Un ruolo crescente spetta al gas naturale liquefatto (GNL). Le unità galleggianti Italis LNG, a Piombino, e BW Singapore, a Ravenna, acquistate da Snam nel 2022 su mandato del Governo, sono entrate in esercizio rispettivamente nel 2023 e nel 2025. La capacità italiana di rigassificazione ha raggiunto 28 miliardi di metri cubi annui, mentre il GNL è passato dal 13% delle forniture nel 2021 al 32% nei primi mesi del 2026. Le navi consentono di accedere a mercati diversi, dagli Stati Uniti al Qatar, ampliando le possibilità di approvvigionamento. Accanto alle infrastrutture di trasporto, gli stoccaggi rappresentano una riserva fondamentale. Il primo sito italiano nasce a Cortemaggiore nel 1964, trasformando un giacimento in un deposito per i periodi di maggiore consumo. Oggi l’Italia dispone di 13 siti, 12 gestiti da Snam, con circa 18 miliardi di metri cubi di capacità, quasi un sesto del totale dell’Unione europea. Il superamento dell’obiettivo europeo del 90% di riempimento rafforza la preparazione all’inverno, quando i consumi possono essere tre o quattro volte superiori a quelli estivi. La sfida attuale è integrare queste infrastrutture in un sistema sempre più complesso. Nei primi nove mesi del 2026 la domanda italiana di gas è cresciuta del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025, trainata soprattutto dal termoelettrico, in aumento dell’11% anche per compensare la minore produzione idroelettrica. Nei mesi estivi il gas ha coperto oltre il 40% del fabbisogno elettrico mensile. A questa domanda si aggiungono le nuove esigenze dei data center e la necessità di coordinare fonti programmabili e rinnovabili. Per Scornajenchi, la risposta passa dall’integrazione energetica: fonti, tecnologie e infrastrutture devono collaborare per garantire affidabilità ed efficienza. In questa prospettiva si inserisce Polaris, l’osservatorio di Snam che raccoglie dati su consumi, produzione elettrica, importazioni e stoccaggi, offrendo una visione complessiva del sistema. «Serve comprendere bene la realtà per pianificare correttamente il futuro», ha sottolineato l’amministratore delegato. A 85 anni dalla nascita, il filo conduttore della storia di Snam resta la capacità di anticipare le necessità del Paese e supportarne lo sviluppo. Le reti spostano l’energia nello spazio, gli stoccaggi consentono di conservarla nel tempo e il GNL amplia le provenienze accessibili. Le infrastrutture costruite ieri proteggono il presente; quelle progettate oggi dovranno rispondere alle esigenze di un futuro ancora imprevedibile.