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Aziende

Volkswagen, ok ai maxi-tagli. Non per Ducati

Il Ceo Blume: “Ridurremo di un terzo le partecipazioni”

Volkswagen, Blume valuta la retromarcia sui tagli

Ai già concordati 50mila posti in meno, se ne aggiungeranno altri 50mila (la metà in Germania) da qui al 2030. Sale così a 100mila il taglio dei lavoratori in casa Volkswagen: scelta d’obbligo, secondo il ceo Oliver Blume, per la riuscita del programma di ristrutturazione del colosso tedesco che, nonostante venti contrari e perplessità della vigilia, ha ricevuto la benedizione del consiglio di sorveglianza. Gli altri provvedimenti: dimezzamento della gamma e, alla voce fabbriche, la valutazione di nuove scelte per quattro siti in Germania. «Si tratta di un forte segnale per il futuro dell’azienda che si assume la responsabilità nei confronti dell’intera forza lavoro», ha spiegato Blume. Resta da capire il destino del marchio catalano Seat, dato per escluso dal «Piano per il futuro 2030», al contrario della costola Cupra. «A pesare - precisa una nota - sono l’inasprimento delle norme sulle emissioni, il costo dell’elettrificazione e gli investimenti su una nuova generazione di modelli a batteria».

Positiva la reazione del governo tedesco: «La collaborazione con le parti sociali funziona». Il messaggio del sindacato Ig Metall e del comitato aziendale a Blume è chiaro: «La sicurezza dei posti e la sostenibilità economica devono avere pari importanza e occorre pianificare scenari futuri per tutti i siti». E il ceo: «Volkswagen investirà nei prossimi anni centinaia di miliardi per rafforzare i suoi marchi e renderli più competitivi. Partecipazioni e attività dovranno essere ridotte di circa un terzo». Il gruppo, perno della manifattura tedesca, deve quindi ridimensionare capacità e costi senza perdere terreno.

Della galassia del colosso fanno parte anche le italiane Lamborghini (era rispuntata l’ipotesi quotazione) e Ducati. Per la casa motociclistica il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, ha chiesto al ministro Adolfo Urso di attivare un tavolo sulle prospettive dell’azienda per «verificare direttamente con la proprietà la rilevanza delle indiscrezioni emerse nel contesto di un processo

di riorganizzazione formalmente avviato; è quindi opportuno un tempestivo interessamento delle istituzioni italiane». Rassicurazioni sono intanto arrivate dal ceo di Ducati, Claudio Domenicali: «Il piano Blume prevede una valutazione di tutte le partecipazioni di Volkswagen. Questo non ha ricadute occupazionali: Ducati è indipendente e in un momento positivo». Intanto, l’avanzata cinese in Occidente impone ai costruttori negli Usa di evitare quanto sta accadendo in Europa, dove il Dragone è sempre più forte. L’associazione dei costruttori, di cui fa parte Stellantis, ha così esortato il Congresso a varare una norma che vieti l’ingresso nel Paese di auto cinesi. Guardando all’Italia, infine, per Mirafiori altri due giorni di stop lunedì e martedì.

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