Volkswagen si prepara a dire addio al marchio spagnolo Seat, per anni legato da accordi sui prodotti con Fiat e dal 1985 sotto il controllo del gruppo tedesco. Non bastano più i tagli al personale, al management e la sempre più possibile chiusura di quattro impianti in Germania. Ora è arrivato il momento di mettere mano anche alla galassia dei marchi: 13 in tutto. E Seat, a questo punto, sarebbe il primo agnello sacrificale. In proposito, si era parlato anche di Ducati, per il quale Manuel Ros (Patritalia) ha già messo sul piatto 2,5 miliardi, e anche dell’ipotesi di quotare Automobili Lamborghini. Il marchio catalano verrebbe gradualmente ritirato dal mercato, non essendo stato incluso nei piani di riorganizzazione del gruppo al 2030. Nella galassia Volkswagen resterà invece Cupra, brand nato da una costola di Seat e lanciato dall’italiano Luca De Meo, dal 2015 al 2020 al vertice della casa di Martorell (Barcellona).
Ai tagli previsti dal sindacato interno a Volkswagen (tra 100mila e 140mila persone) e alla rinuncia a quattro siti, toccherebbe ora anche a marchi che hanno fatto la storia. Un passo, questo, che potrebbe essere imitato da altri costruttori su realtà che non soddisfano più le finanze dell’azienda.
Le indiscrezioni su Seat citano un documento interno che, proprio oggi, dovrebbe essere discusso in una complicatissima riunione del consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen, con il ceo Oliver Blume tra l’incudine e il martello. Nessun accordo, infatti, è stato raggiunto sul piano lacrime e sangue delineato dal ceo. E anche l’ultimo tentativo del presidente del Cds, Hans Dieter Poetsch, di trovare un compromesso, prima del vertice odierno, sembra non aver prodotto alcun progresso concreto. A dominare sono le divergenze con il sindacato Ig Metall, che ha sfiduciato Blume, e l’azionista forte (20%) Bassa Sassonia, pure sull’Aventino. Per non parlare dell’apertura, se sarà confermato l’addio a Seat, anche del fronte spagnolo. Sono tre i siti della casa automobilistica in Catalogna, per un totale di 14mila dipendenti.
Tensione altissima, dunque: Handelsblatt riporta che Ig Metall e Bassa Sassonia potrebbero unire le loro proposte, prima separate, e presentarle congiuntamente al voto del Cds ottenendo così la maggioranza e bloccare il piano di Blume. Da qui la necessità di convocare un’assemblea straordinaria e ottenere la maggioranza per la propria delibera. Una mossa che creerebbe ulteriori divisioni e uno strappo con il Cds, mettendo in crisi anche lo stesso ceo. Tutto, comunque, è possibile.
