Mentre l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, sta pensando a come presentare ai fondi e agli investitori internazionali il suo doppio blitz per «salvarsi» dall’offerta di Intesa, questa sarà una settimana calda per sondare il sentiment delle due società target dell’operazione. C’è una prima data cerchiata in rosso: i vertici del Banco Bpm hanno infatti deciso di convocare una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione per il pomeriggio di domani 25 agosto.
All’ordine del giorno ci sarebbe chiaramente un solopunto, seppur decisivo e destinato a catalizzare a lungo la discussione tra i consiglieri: l’offerta di scambio annunciata da Lovaglio, che tra le altre cose ha rimesso il Banco sotto «passivity rule». Dal cda di domani non dovrebbe emergere subito una posizione netta, ma di certo sarà un primo momento di confronto con l’azionista principale, quel Crédit Agricole che adesso è l’ago della bilancia con quasi il 30% del capitale. E che finora è rimasto in silenzio.
Il Banco è nel mirino del Monte di cui però è anche azionista con il 3,7 per cento. E i rapporti tra l’ad Giuseppe Castagna e quello di Rocca Salimbeni, si sarebbero raffreddati dopo che è andata a vuoto la «lettera d’amore» (così l’aveva definita il ceo di Intesa, Carlo Messina) inviata all’inizio di giugno dal cda di Piazza Meda. Lo scorso 5 agosto, nel corso della presentazione dei conti agli analisti, Castagna ha innanzitutto attribuito al board, e non al Crédit Agricole, lo stop alle trattative, arrivatodopo dichiarazioni cariche di scetticismo dei vertici della Banque Verte. La decisione, ha spiegato Castagna, «è stata unanime» perché «non siamo riusciti a comprendere quali cifre o quale valore per i nostri soci avrebbe comportato» una operazione che pure «consideravamo un’opportunità molto importante e redditizia ». La fine del confronto col Monte ha dunque spalancato le porte a una fusione con il Crédit Agricole Italia, ovvero lo scenario preferito dai francesi. Con l’ultima mossa di Lovaglio a Parigi cambieranno idea? Sulla carta potrebbero accettare la proposta che li porterebbe a diventare ampiamente il primo socio del nuovo polo per poi negoziare un accordo su una possibile diluizione in cambio di sportelli in modo da non incappare nei vincoli dell’Antitrust (e del Golden Power). Tra l’altro, la controllata italiana sta giocando anche un’altra partita parallela, seppurminore, per aggiudicarsi la Banca del Mezzogiorno dal Mediocredito centrale. Le eventuali contropartite che l’ad di Mps può giocarsi per convincere i francesi possono avere la forma di filiali eccedenti, ma anche quote di fabbriche prodotto come Agos, o nuovi accordi che possono riguardare Amundi, il cui accordo distributivo con Unicredit scadrà a luglio 2027.
Domani sarà anche la giornata di un incontro, precedentemente rimandato, al ministero dell’Economia tra Giancarlo Giorgetti e gli enti locali toscani legati al territorio senese evedremo quale sarà la postura adottata dal Mef. Secondo indiscrezioni riportate da Repubblica , già nella prima settimana di agosto sarebbero state avviate interlocuzioni con i francesi del Crédit Agricole per capire il loro orientamento al riguardo.
