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Banche

Intesa stringe sull’offerta Mps. Il piano Unicredit per Commerz

Il mercato scommette sul rilancio, ma senza l’offerta di Ca’ de Sass il titolo può cadere. Gli enti locali di Siena scrivono all’Ue. Il governo di Berlino a Orcel: “Si impegni sulle nostre richieste”

Lo Stato è nei guai come Mps per i giochetti con i derivati

Intesa Sanpaolo continua a lavorare a fari spenti alla scalata di Mps. Il gruppo guidato da Carlo Messina parla poco, ma agisce tanto e proprio ieri ha comunicato di avere incassato il via libera incondizionato dal 75% delle richieste avanzate alle 46 autorità all’estero dove operano le società Mps, Mediobanca e Generali. Tra le prossime tappe quella, cruciale, della Banca centrale europea, il cui via liberà è atteso per metà ottobre. Mentre la partenza del periodo di adesione all’offerta dovrebbe arrivare nel corso di novembre.

Intanto la Borsa continua a oscillare e comincia a scommettere su un possibile rilancio da parte di Ca’ de Sass. Questo movimento speculativo ha spinto nei mesi la proposta di Intesa da un premio del 12,5% a un lieve sconto. Ne giovano le offerte di Mps su Banco Bpm e Banca Generali ma è una spinta che rimane solo sulla carta. Nonostante il ceo di Siena, Luigi Lovaglio, con una brillante mossa comunicativa abbia sottolineato che il voto sulle sue offerte (nell’assemblea del 29 ottobre) non sia «un referendum», è altrettanto chiaro che per vari motivi un progetto esclude l’altro. Questo significa che senza «l’effetto Intesa» il titolo di Mps perderebbe in un colpo solo la prospettiva di un rilancio e tutta la spinta che ha fin qui ottenuto dall’esistenza di un’offerta del gruppo di Messina. Senza di questa, alcune fonti di mercato stimano un possibile ribasso del titolo di almeno il 15% ritrascinando a sconto le proposte su Banca Generali e Piazza Meda. La stessa Siena, su richiesta Consob, in un comunicato del 14 settembre ricalcolava il valore della proposta su Bpm a sconto dell’8,1% e quella su Banca Generali del 3,2% allo scorso 5 giugno.

Intanto, sul fronte di Mps, gli enti locali (Regione, Provincia e Comune) giocano la loro partita per difendere l’indipendenza di Rocca Salimbeni e ieri hanno scritto una lettera alla Commissione europea, direzione generale della Concorrenza. Gli enti pongono l’accento sulla necessità di «valutare con attenzione gli effetti dell’operazione sulla concorrenza, sull’accesso al credito e sulla pluralità dell’offerta bancaria». La missiva suggerisce quindi di intervenire, «ricorrendone i presupposti», utilizzando «gli strumenti previsti dal Regolamento europeo sulle concentrazioni». Una partita, quindi, che prosegue e vedrà una tappa importante nel 29 ottobre, quando l’assemblea dei soci di Siena fornirà il suo parere sulle offerte.

Molto attiva anche Unicredit, con il Financial Times che torna a raccontare che il ceo Andrea Orcel sarebbe intenzionato a convocare l’assemblea degli azionisti di Commerz già a gennaio. Il banchiere punta a rinnovare i dieci membri del Consiglio di Sorveglianza rappresentanti degli azionisti e prendere il controllo dell’istituto per mettere a terra un piano di trasformazione per Commerz. Il quale prevede lo smantellamento della rete internazionale, la dismissione di 20 miliardi di euro di prestiti fuori da Germania e Polonia, e un taglio dei costi. Il governo di Berlino intanto ha chiesto a Orcel impegni vincolanti «in tempi rapidi» sulle sue condizioni: ovvero decisioni fondamentali e mantenimento delle attività in Germania, salvaguardia dell’occupazione e della quotazione a Francoforte. In serata, l’istituto italiano ha detto di «accogliere con favore» il dialogo in corso col governo, ma di non voler «commentare pubblicamente» fino alla definizione dei dettagli.

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