Le bombe umanitarie rendono simpatico Mu’ammar Gheddafi

Pare che ormai dalla Farnesina ci siano in partenza ogni giorno le veline alle tv italiane, come quando partivano dal Minculpop per finire sulle scrivanie dell’Eiar. In questo caso il povero giornalista continua a dire al popolino che ci crede: Gheddafi sta per cedere, lo stanno abbandonando, ha perso le milizie... Intanto è ancora lì, nonostante i missili intelligenti per proteggere i libici a marchio Cirenaica, perché degli altri chi se ne frega. Ma dalla Farnesina le veline escono e il ministro degli Esteri va a tagliare nastri a Bengasi tranquillo come una Pasqua: evidentemente i libici a marchio Cirenaica non sono più sottoposti a rischio «estinzione» se mai lo sono stati. E allora ci spieghi il ministro: come mai la Nato tira avanti ancora tre mesi a bombardare Tripoli?
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Nella vetrina di un negozio di abbigliamento giovanile/giovanilistico che già espone merce estiva, ho visto un magnifico paio di mutandoni da mare tagliati in una bandiera pacifista. Trovo che sia la fine giusta - quella di farsi mutanda - del simbolo arcobaleno che un dì tappezzò finestre e balconi del Belpaese. Peccato non si trovino, negli show room di articoli religiosi, i sai arcobaleno. In caso contrario non avrei badato a spese, rilevandone due dozzine per poi spedirle ai fraticelli di Assisi. Gli stessi che ogni anno (salvo il corrente e indovini un po’ il perché) ti metton su quel fandango della Marcia della Pace con i Pisapia e i girotondini e il ceto medio riflessivo e i ragazzotti dei centri sociali e i Bertinotti e signora e gli Umberti Eco e i Tettamanzi e i Fabi Fazi con le loro Littizzette e le Dandine e i Celentani e i Gino Strada a far da massa critica. Sepolcri imbiancati. A doppia mano di biacca. Al caro ministro Frattini avrei invece una mezza idea di regalare il «Manuale delle Giovani Marmotte». Laddove con parole semplici con le quali ci si rivolge alle marmotte (non necessariamente giovani, anche d’età) è spiegato perché ci si fa la figura del grullone a voler acchiappare qualcuno mettendogli il sale sulla coda. Eh, caro Zanella, ci vorrebbe un Matteo Maria Boiardo per raccontare coi giusti toni la Tripoleide nella quale si sono cacciate le meglio potenze e superpotenze del pianeta. Che con la scusa dell’intervento umanitario a salvaguardia di ipotetici civili dei quali il perfido Gheddafi avrebbe inteso far polpette, sono mesi che bombardano vuoi Gheddafi vuoi civili in carne e ossa con una intensità che nemmeno il generale Westmoreland nel corso dell’offensiva del Têt. C’è sete di sangue, in giro: gli umanitari (e noi, poveri noi, fra quelli) si son posti come missione quella di strappare dal petto il cuore di Gheddafi e così, ancora palpitante, depositarlo sul marmo verde della tribuna dell’Onu. Gesto che, ci può scommettere, sarebbe accolto - sempre che ce la facciano, ad acchiappare il colonnello - dall’ovazione dei molto onorevoli delegati accorsi per far festa. E, va da sé, del pacifismo globale.
Nell’attesa, s’ingrossa sempre più il partito transcontinentale dei fans di Gheddafi. Un dittatore in disarmo, forse un po’ stravagante e con il puerile ùzzolo di giocare al beduino sotto la tenda, ma del tutto innocuo e anzi propenso a firmare trattati di buon vicinato e di quieto vivere e che mai negò goccia di petrolio o sbuffo di gas. Uno che si godeva la pensione e che d’un botto si ritrova addosso - proprio quando aveva rinunciato al nucleare e ai super armamenti consueti alle satrapie islamico africane - l’aviazione di Stati Uniti, Canada, Francia, Inghilterra. E Italia. Che in un fiat fanno terra bruciata della sua, di aviazione. E che dunque gongolando annunciando, da quel dì: «Gheddafi è finito». E invece, marameo.

Quel menelicche d’un Mu’ammar è ancora lì, sulla breccia e si presume ridanciano per la figura da peracottari che costringe a fare all’élite umanitario-bombarola del pianeta. Mi dica lei, caro Zanella, come si può non farselo simpatico.
Paolo Granzotto

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