Buffon: "Sarà dura rivincere senza Baggio, Del Piero e Totti"

Il portiere della Nazionale sul futuro degli azzurri: "Sapremo adattarci, vedrete, non faremo brutte figure. La Juve? voglio restare e sputare sangue con gli altri"

Buffon: "Sarà dura rivincere 
senza Baggio, Del Piero e Totti"

Realista. Pungente. Moderatamente ottimista. E magari anche un po' incavolato. Gigi Buffon e la nazionale, Gigi Buffon e la Juve: di tutto un po' e, soprattutto, quante possibilità ci sono che questa Italia possa rivincere? «Meno di quelle che avevamo quattro anni fa» dice «perché ripetersi è sempre difficile. Però ho tanta fiducia perché c'è infinita disponibilità da parte di tutti. Se si dovesse uscire, l'importante sarà farlo dando una bella immagine del calcio italiano».

Sembra che tanti abbiano dimenticato che l'Italia è campione in carica.
«Spiace, perché non abbiamo cavalcato un'onda che avrebbe potuto dare un supporto maggiore al nostro calcio».

Dal punto di vista personale, che Mondiale si immagina?
«Ho molta fiducia nelle mie qualità. Se non dicessi così, sarei falso. Maradona, però, il primo anno a Napoli è arrivato tredicesimo: nessuno può far vincere da solo una squadra».

Il Mondiale rappresenterà la fine di un ciclo?
«Farà da spartiacque tra passato e futuro: inevitabilmente, la carta di identità presenterà il conto a qualcuno. In molti di noi c'è comunque la voglia di abdicare nel migliore dei modi, sapendo di aver fatto il massimo».

La qualità pare inferiore al recente passato.
«Siamo passati da Baggio a Del Piero e Totti: nel momento in cui non abbiamo saputo far crescere giocatori di quel livello, è giusto adattarsi. Abbiamo altre qualità».

Si è già immaginato l'esordio contro il Paraguay?
«Sarà la partita più difficile, perché loro sono una squadra scorbutica e perché l'esordio presenta sempre delle incognite: sarebbe importante esordire con una vittoria».

La squadra sorpresa quale potrebbe essere?
«Costa d'Avorio».

Le favorite?

«Brasile, per i giocatori che ha. Poi Spagna e Inghilterra».

Vi sentite capaci di tutto?
«Sicuro. La verità è che nessun avversario ci vuole mai incontrare: il che la dice lunga sul rispetto che gli altri nutrono per noi. Non faremo brutte figure».

De Rossi ne ha fatta una parlando in quel modo della tessera del tifoso?
«Stop. È inutile caricare l'ambiente di tensioni».

Il suo futuro azzurro come sarà?
«Prima di tutto bisogna vedere se mi faranno continuare. Confermo che alla maglia azzurra non dirò mai di no: sulle tue spalle pesano responsabilità che vanno al di là di quelle calcistiche».

Si sente ancora il portiere più forte del mondo?
«Penso di sì. Quest'anno, fino a novembre, mi pare di aver offerto un rendimento altissimo. Però, quando ti piazzi settimo in campionato, viene da dire che nella Juve non c'è un giocatore che si salvi».

A proposito di Juve: Martina, il suo procuratore, ha detto che lei è prigioniero del suo contratto.
«Se un giocatore vuole andare via, lo fa e basta. Considerato quindi che da parte mia e della società c'è voglia di continuare, penso che andremo avanti. Gli attestati di stima che ho sempre ricevuto da parte dei tifosi rappresentano un valore che non si può trascurare. Li metterò sempre al primo posto: da loro ho ricevuto un'enormità. Se poi aggiungiamo che ci può essere un progetto nuovo e ambizioso, sono felice di restare».

Ha inciso anche la chiacchierata che ha avuto con il presidente Andrea Agnelli?
«A Venaria ci siamo solo salutati, senza disquisire sulla Juve e sul mio futuro. Cosa che invece è accaduta con Marotta: mi sembra abbia le idee molto chiare».

Si aspetta una campagna acquisti scintillante?
«L'unica cosa che deve interessare è che ci siano di nuovo giocatori con mentalità da Juventus, pronti a sacrificarsi, lottare e sudare. È la squadra italiana che ha fatto la storia del nostro calcio: chi veste il bianconero deve sputare sangue. L'anno scorso si era trovato il colpevole in Ranieri: la realtà è che non era quello il problema. Eravamo arrivati alla fine di un ciclo e nessuno se n'era accorto. Per ripartire con basi solide, è stato quasi un bene fare le figure di quest'anno».

Sarete competitivi per vincere?
«Per realizzare quello che ha appena fatto l'Inter ci vuole tempo. L'importante è che le cose vengano fatte in modo consono e adeguato al prestigio della società».

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