Forse non sarà uno scontro diretto (dixit Chivu), di sicuro è il derby italiano tra chi ha vinto più scudetti (Juve) e chi più coppe dei Campioni (Milan): entrambi in questi giorni vivono ore di tormentati assestamenti prima di scoprire il rispettivo futuro. Quello milanista porta due firme: Gerry Cardinale e Ruben Amorim. Il proprietario è una presenza fissa a Milanello (confermata l’intenzione di acquistare casa a Milano), a stretto contatto con tecnico e gruppo squadra, ha intenzione di procedere speditamente nel cambiamento di metodo suggerito al club dopo la rivoluzione di fine maggio ma nei prossimi mesi si accinge a scegliere il nuovo capo dell’area tecnica non potendo trasferirsi stabilmente in Italia e dovendo curare gli interessi di RedBird. È però garantito che non lascerà più -come accaduto nei precedenti 4 anni- le chiavi di casa Milan a nessun collaboratore o ad e continuerà ad esercitare un ruolo di primissimo piano e responsabilità. La conferma di questa presenza esclusiva è arrivata anche dalla conferenza di ieri all’ora di pranzo con Cardinale e il CEO Calvelli seduti nell’ultima fila della sala stampa ad ascoltare domande e risposte sulla nuova edizione di Juve-Milan. Le une e le altre conferiscono alla sfida di questa sera il sapore di uno snodo stagionale, un passaggio delicato, senza cercare alibi né cavalcare rimpianti. «Il mercato del Milan è da 10» la promozione completa del tecnico portoghese che spiega anche la scelta di reintegrare Tomori («Presto avremo 4 partite in 10 giorni, dovremo far ruotare i calciatori»), rinvia ad altra sessione di mercato il completamento della rosa («non siamo perfetti, se servisse di sostituire Ramos oltre a Camarda potremmo utilizzare Pulisic») e spiega perché le parole di Chivu non hanno procurato alcun dissapore. «Sarebbe grave se avessimo bisogno di quelle parole per trovare motivazioni» la riflessione sacrosanta. Che tiene conto della realtà storica vissuta dall’attuale Milan. «Se il club con 7 Champions ha vinto 2 scudetti negli ultimi 20 anni e nessuna coppa Italia dobbiamo colmare questo ritardo e stare concentrati sul presente» il ragionamento brutale. Piuttosto è altro che lo inquieta ed è quest’ultimo il passaggio polemico del suo intervento. «Mai visto un calendario come quello che ci aspetta con 4 partite in 10 giorni, nemmeno in Premier league» la stoccata su un tema che riguarda anche la Juve naturalmente. Ma stasera è fondamentale riconoscere i rischi difensivi corsi nei precedenti due turni per riparare certi sbreghi.

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