Dominando nel primo tempo ma segnando un solo gol, per di più su azione d’angolo, ma mostrando nella ripresa alcuni dei vecchi difetti: la Juventus torna da Frosinone con una vittoria striminzita (Bremer, di testa), alcune buone sensazioni ma anche la consapevolezza che servirà ben altro per abitare stabilmente i piani alti della classifica. Due cose su tutte: la concretezza sotto porta euna maggiore precisione nel giro pallaquando l’azione parte da dietro.
La Signora del primo tempo – con in mezzo al campo Locatelli e Douglas Luiz appariva squadra di tutt’altra categoria rispetto al neopromosso Frosinone e ci mancherebbe altro. Non c’era mai partita, al di là del solo gol segnato da Bremer su un’azione d’angolo che trovava impreparata la difesa dei ciociari: 71% di possesso palla contro 29, nove calci d’angolo a zero, 12 tiri complessivi contro 4e, soprattutto, una superiorità tecnica e fisica che dovrebbe fare riflettere circa la possibilità di riportare la massima serie a 18 squadre. Non fosse stato per la mira incredibilmente scentrata di Kolo Muani – qualcuno avrà pensato, dopo l’esperienza con David della passata stagione, che esista una maledizione capace di annebbiare la vista a chiunque sia il centravanti juventino – il punteggio sarebbe stato più rassicurante già a metà gara. Invece, il Frosinone andava al riposo sotto di una sola rete quasi ringraziando per tanta generosità e anzi solleticando i riflessi di Vicario su una conclusione dal limite di Bracaglia: il successivo palo di Kalulu e la conclusione di Yildiz (bravo Palmisani) non aggiornavano il punteggio.
Poi, a inizio ripresa, lo scempio sotto porta vedeva protagonista Conceiçao: per poco Fini non trovava allora il pareggio, perché il calcio èuna roba strana e tutto è sempre possibile. Risultato: qualche patema la Signora in black cominciava a patirlo, costringendo Spalletti a un triplo cambio per ritrovare compattezza e un certo brio sugli esterni. Il raddoppio non arrivava però nemmeno così e inpieno recupero – con Perin al posto dell’infortunato Vicario (crampi) – Calvani colpiva di testa la traversa. Tre punti alla Juve: soffrendo, però.
