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Calcio

L’Italia si riscopre grande

Il credo del Mancio (squadra che con-vince non si cambia) funziona. Ci manca solo uno dei loro bomber

Italy's disappointment at the end of the match the UEFA Nations League soccer match between France and Italy at the Stade de France in Saint-Denis, Paris, France - October 2, 2026. Sport - Soccer (Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)

Nel chiacchierato mondo del calcio dei nostri tempi resistono alcuni punti fermi ereditati dai padri della patria e della panchina che meritano di essere coltivati. Tra questi c’è una sorta di mantra che recitava piu o meno cosi: squadra che vince non si cambia. Mancini che è sicuramente un ct contemporaneo e di scuola moderna ha conservato questo antico insegnamento messo in pratica proprio ieri sera a Parigi con la conferma in blocco dello stesso schieramento utilizzato in Turchia. Una sola l’assenza che fa discutere: quella di Barella, atteso al rientro dopo l’esclusione in Turchia. Due sole le variazioni, indispensabili: Calafiori sul fianco sinistro difensivo e Keane in attacco per sostituire Raspadori infortunato e rimpatriato all’Atalanta. Il secondo segreto è ricavato proprio dal successo recente capace di procurare una dose necessaria di autostima ed entusiasmo che sono qualità ammirate anche nella notte di Parigi. Sul piano squisitamente stilistico la Francia ha conservato molto possesso

palla e mostrato tanta accademia perché consapevoli della propria cifra tecnica oltre che della forza esplosiva del loro attacco. Fa riflettere in questo senso il dato statistico maturato all’intervallo del possesso palla: Italia 36%, Francia 64% contraddetto in modo clamoroso dalle occasioni da gol degli azzurri vicinissimi un po’ di volte al bersaglio con Keane, Sebastiano Esposito e Frattesi.

È la conferma che è possibile fare calcio concreto e spettacolare anche in modo diverso e cioè con ammirabile energia fisica e soluzioni verticali. Un tempo biblico fa si sarebbe parlato di palla lunga e contropiede. Questo ammirato a Saint Denis è calcio moderno specie nel primo tempo nel quale l’assenza di un attaccante di grande valore può davvero marcare la differenza rispetto ai rivali che, non dimentichiamolo mai, sono ancora considerati i padroni del vapore oltre che del girone. Uno qualunque dei punteros che Zidane può schierare in panchina farebbe la fortuna di Mancini e del calcio azzurro. E non c’è bisogno della velenosa punizione di Olise per capirlo. Anche

in panchina la differenza, come mostrano in modo didascalico i cambi della ripresa Barcola e Camavinga per Zidane, Barella e Vergara per Mancini, si può cogliere senza mancare di rispetto a nessuno degli azzurri schierati perché sono poi l’energia e l’aggressività mostrate nella curva piu insidiosa del viaggio in Francia a regalare l’onore del pari firmato da Bastoni in versione bomber di razza. Quello che colpisce è il pressing di Bastoni su Da Cunha che ruba palla al centrocampista del Como e scopre la difesa di Maignan impreparata al blitz e alla rasoiata dell’interista che sta diventando il protettore del club Italia. Poi se hai la fortuna e la ventura di schierare in porta un fuoriclasse del valore di Gigio Donnarumma allora puoi anche gioire delle prodezze del capitano azzurro accolto dai fischi dei tifosi del Psg e in volo angelico su Camavinga.

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