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Calcio

Il pianto di Rivera: “Rivali in campo ma nella vita nessuna staffetta”

Gianni ricorda il rapporto di amicizia anche fuori dal calcio: “Insieme ci siamo battuti per i diritti dei calciatori. Diversi e compatibili”

Former soccer stars Sandro Mazzola, left, and Gianni Rivera attend at the Italian State RAI TV program "Che Tempo che Fa", in Milan, Italy, Monday, March 13, 2017. (AP Photo/Antonio Calanni)

L a storia del calcio li aveva legati: non c’era Rivera senza Mazzola, nella buona e nella cattiva sorte. Ora Gianni è rimasto solo, «e mi spiace moltissimo: Sandro era una persona amabile, il destino ci ha separati sul campo ma insieme stavamo bene».

Come si sente?

«Di salute io sto ancora bene, per fortuna.Purtroppo sapevo che per Sandro non era lo stesso, però quando succede il peggio è sempre un brutto colpo. Ripeto: mi è dispiaciuto tanto. Anche se la vita è così: un giorno c’è, un giorno non c’è più».

Il primo ricordo di Mazzola?

«Eravamo entrambi giovanissimi. Giocavamo tutti e due nelle squadre milanesi, lui nell’Inter e io nel Milan, abbiamo cominciato presto entrambi. Era destino che ci incrociassimo».E che nascesse la rivalità.«Per quel che ho appena detto, era normale che ci fosse visto che giocavamo in squadre diverse che si dividevano il cuore di Milano. Ma il nostro confronto era solo in campo, fuori dal campo ci siamo battuti insieme per l’associazione dei calciatori, dando una mano a tutta la categoria».Quella staffetta del Messico...«È stata l’unica cosa che ci ha messi uno contro l’altro, eppure non è mai stata una questione tra di noi. Prima di quel Mondiale avevamo giocato insieme, anche dopo lo abbiamo fatto: chissà perché in quell’occasione si è deciso che non si poteva. La verità è che la politica si è buttata dentro la Nazionale e ha fatto dei danni. Così come fa danni anche oggi».

C’era qualcosa che invidiava a Mazzola, calcisticamente?

«Questo no: l’invidia non ha mai fatto parte del mio carattere. Se un avversario aveva delle qualità superiori alle mie, lo accettavo. Io mi accontentavo di mettere in mostra quello che sapevo fare».

Cosa aveva Mazzola di più?

«Sandro era molto più veloce. Giocava come uno dei tre attaccanti, io invece come numero 10, centrale dietro le punte. La diversità era questa, ed è per questo che in Nazionale potevamo giocare insieme. E poi lui era più vecchio: aveva un anno più di me».

Dopo la carriera vi siete frequentati?

«Sì, ci siamo incontrati spesso e come detto abbiamo lavorato insieme per l’associazione calciatori. Abbiamo fatto anche i dirigenti, lui il commentatore TV, ma in federazione non ci hanno mai chiamato.Una cosa che non abbiamo mai capito».

Oggi mancano giocatori come voi?

«Il calcio, invece di andare avanti, va indietro: è successo qualcosa di negativo. Pensavo che fosse colpa del cambio dei regolamenti, invece è cambiato l’ambiente: c’è troppa tensione per chi fa il giocatore ed anche per chi allena. Oggi contano i soldi».Quindi di Rivera e di Mazzola non ne arriveranno più.«In assoluto non si può mai dire. Per ora, però, noi non ne abbiamo visti...».


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