Sandro Mazzola non è stato solo un campionissimo, emblema del calciatore moderno metà anni 60 mai visto prima (strepitoso nel dribbling secco, oggi si direbbe nell’uno contro uno). Non a caso con lui in campo l’Inter cominciò a dominare l’Europa e il mondo guidata dalle idee innovative di Helenio Herrera e dalle generosità di Angelo Moratti. Il «baffo» - come cominciammo tutti a chiamarlo noi cronisti di prima nomina - appena smessi gli scarpini divenne un ottimo dirigente. A confermare questa sua vocazione, fu l’esperienza sindacale conosciuta sul finire dell’attività agonistica. Un bel giorno, guidati da Sergio Campana, Sandro più Gianni Rivera, Carlo Mupo e l’avvocato Pasqualin si ritrovarono seduti a un tavolo per fondare il sindacato calciatore, l’Aic sigla storica e annuncio di un cambiamento della figura del calciatore di cui scoprimmo i tratti negli anni successivi. Già a quei tempi, dopo le riunioni «blindate» del sindacato, Mazzola cominciava a saldare i suoi rapporti con i media dell’epoca soffiando qualche dettaglio delle riunioni a tal punto da suscitare la «gelosia» di Rivera. Fu la scuola frequentata da Mazzola prima di passare dallo spogliatoio di San Siro alla scrivania di Foro Buonaparte 78, sede dei nerazzurri, alla destra del presidente Fraizzoli con la collaborazione di Giancarlo Beltrami, intraprendente ds arrivato dal Como.Mazzola e Beltrami diedero vita a una coppia di lavoro collaudata, disponibili a dividersi le competenze: a Sandro spettava la scelta di allenatori e calciatori, a Giancarlo il lato oscuro delle trattative. Al loro fianco regnava la segretaria storica dell’Inter di quei tempi Ileana Aimonti e da quelle scrivanie passavano le decisioni più importanti. Arrivarono così dal Brescia (in B) Beccalossi e Altobelli, con loro Eugenio Bersellini, l’allenatore dello scudetto, e poi i primi stranieri, con Prohaska, l’austriaco che prese il posto di un francese, «bloccato» da Mazzola in anticipo sull’apertura delle frontiere, poi lasciato libero così da finire nelle liste di Boniperti e della Juve. Mazzola e Beltrami avevano fama d’essere i più astuti del reame a tal punto da essere ribattezzati «il gatto e la volpe» quasi in polemica contrapposizione con Rivera e Sandro Vitali che erano i rivali del Milan. Col passaggio della presidenza da Fraizzoli a Ernesto Pellegrini, Mazzola nel frattempo sostituito nel cuore del nuovo numero uno interista da Giacinto Facchetti, perse potere e venne congedato. Prima di farlo portò in dote all’Inter Karl Heinze Rummenigge, fuoriclasse del Bayern Monaco. Sandro andò perso-nalmente in Baviera per convincerlo ad accettare la proposta. Fu l’ultimo omaggio reso alla sua Inter. Lontano da Buonaparte ha avuto un altro paio di esperienze: prima al Genoa e poi al Toro per il vincolo affettivo con papà Valentino.

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