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Calcio

Infantino “accerchiato”: l’Uefa trova nuovi alleati

Nota congiunta di Ceferin, Concacaf (la confederazione nordamericana ma senza il Messico) e Afc (l’asiatica guidata da Al Khalifa, vicepresidente Fifa): “Il calcio non è suo, tradita la fiducia con l’inganno”

Foto LaPresse - Marco Alpozzi 02 Gennaio 2019 Dubai, Emirati Arabi Sport 13th Dubai International sports conference Nella foto: Gianni Infantino Presidente della FIFA Photo LaPresse - Marco Alpozzi January 02, 20189 Dubai, United Arab Emirate sport 13th Dubai International sports conference In the pic: Gianni Infantino President of FIFA

L’exit poll è chiaro: Gianni Infantino è out. O meglio, sarebbe out. Uefa, Afc e Concacaf hanno scritto una lettera a Fifa denunciando lo strapotere del presidente e di conseguenza il voto contrario alle prossime elezioni. Facciamo due conti che potrebbero confermare la previsione: l’Unione Europea della federazioni calcistiche conta 55 voti, la Confederazione Asiatica - il cui numero 1 è Salman Bin Ibrahim al Khalifa, vice di Infantino alla Fifa - ne ha 46, la Confederazione del Nord e Centro America, dei Caraibi con Guyana, Guyana francese e Suriname ha 35 voti, totale 136. Il numero di federazioni iscritte alla Fifa è 211, per essere eletti alla presidenza ne servono 106, Infantino andrebbe in minoranza, da escludere l’unanimità che lo aveva esaltato nelle ultime elezioni. Ho usato il condizionale perché all’interno delle confederazioni non tutte le federazioni nazionali esprimono la stessa preferenza, il Messico che fa parte della Concacaf, ad esempio ha già annunciato il proprio appoggio a Infantino, dopo aver ricevuto per la seconda volta nella storia, l’organizzazione del mondiale. Altri Paesi potrebbero cambiare idea nei corridoi, lungo la notte di vigilia del voto, la letteratura è piena di episodi di accordi improvvisi, di inversioni a U, di abbracci affettuosi e buste gonfie di souvenir per i delegati. Infantino è comunque bruciato, la sua immagine ha perso qualunque valore per l’opinione pubblica, i suoi appelli ai valori del calcio rientrano nella propaganda ipocrita che lo ha accompagnato dai primi giorni del mandato mondiale ma la stampa inglese, come al solito la più pronta con quella americana, ai dossier, propone uno scandalo al giorno relativo all’azione del presidente, la lettera delle tre confederazioni altro non è che la denuncia nei confronti di un uomo che ha ritenuto e ritiene ancora che il calcio sia il suo, un potere senza limiti che ha trovato la sponda prima di Putin e dopo dei qatarioti e ancora di Donald Trump, dunque la concentrazione massima della potenza finanziaria e politica. Ma proprio questa esposizione, anche volgare nei comportamenti (la consegna del Premio Nobel della Pace calcistica a Trump, la premiazione finale del mondiale con il capo della Casa Bianca sul podio a consegnare medaglie e coppa) hanno travolto e stravolto la sua funzione, la corsa al business, il progetto, rientrato, della vendita di una quota del torneo, l’accusa alla stampa di essere acida e prevenuta e l’ultimo comunicato della Fifa (che sarebbe poi lui) che respinge qualunque insinuazione, illazione sulla vita privata e su affari interessati, dimostrano che la questione è ormai intossicata. Ma che possono fare, in concreto, Uefa e le altre confederazioni? Non partecipare alle qualificazioni del prossimo mondiale? Qualcuno crede che Ceferin e Montegliani e Al Khalifa, i tre rispettivi presidenti contestatori, abbiano la capacità e il potere di convincere le singole federazioni ad un atto così rivoluzionario? Si dice che l’astuto sia un uomo intelligente che teme di essere un imbecille e così usa l’arma della furbizia. Gianni Infantino sa di non avere concorrenti, per ora. Ha giocato da solo, cambiando le regole, il Var lo ha sorpreso in off side.

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