Ci sono quei sessanta minuti in più giocati dall’Argentina che potrebbero pesare. Due volte ai tempi supplementari, con Capo Verde e Svizzera, e meno male che Enzo Fernandez ha ribaltato l’Egitto prima di andare all'extratime. Condizione fisica che forse pende dalla parte della Spagna, a questo punto, anche se De la Fuente ormai schiera sempre e solo i suoi 11 di fiducia, con i cambi pure che sono fissi (Merino, Pedri, Nico Williams): rotazione a 15-16, gli altri a guardare a costo di rimanere in naftalina, ma nessuno dei titolari pare accusare la stanchezza.
Albiceleste che invece ha trovato la quadra cammin facendo, il famoso pronostico su un torneo in discesa dai sedicesimi in avanti ha avuto tutto sommato ragione; non sono mancati comunque i brividi e, appunto, quei 60 minuti in più giocati peraltro a ritmi indiavolati, a differenza di una Spagna che invece ha mantenuto la sua velocità di crociera costante in tutte le partite. E siccome non è da escludere un’appendice oltre il novantesimo per questa sfida sulla carta così equilibrata, attenzione alle riserve rimanenti di benzina.
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