Chi spende troppo fa male all’economia (come chi non spende)

Annuncio in stampatello letto sull’home page di un noto sito internet: «Tutti pazzi per i nuovi telefonini». Commento a seguire: «Tutti vogliono anche il cellulare per guardare la tv, scattare fotografie in alta risoluzione e contenervi migliaia di brani musicali».
Ma come, non basta che nel nostro Paese vi siano più cellulari che abitanti? Non basta che da noi l’uso dei telefonini sia «ludico» e «frivolo» più spesso che altrove e che si detenga già il record nella propensione all’innamoramento verso le nuove tecnologie che debuttano sul mercato? Non basta che, fra acquisto degli apparecchi e traffico, si producano consumi (in gran parte sperperi) pari a qualche decina di miliardi di euro?
Mi chiedo, con preoccupazione, dove si andrà a parare di questo passo. Temo, purtroppo, che, in barba alla crisi, non si tratti di semplice pazzia per lo sfizio-cellulari, ma di morbo ad estesissima diffusione che colpisce svariati consumi discutibili, una vera e propria pandemia, insomma.
- Lecce

Caro Boccadamo, lei mi mette un po’ in difficoltà. Perché da una parte è vero che quella delle nuove tecnologie è un po’ una dittatura. Ormai non si fa in tempo ad acquistare - appunto - un telefonino nuovo di zecca, che esce un nuovo modello al cui confronto il nostro appena preso sembra un oggetto di antiquariato. Chi si ostina a usare il telefonino come un telefonino - e quindi a utilizzarlo per telefonare, e al massimo per mandare sms - è ormai considerato appartenente all’età della pietra. C’è sempre un amico o un collega che, mostrandoci il suo ultimo modello, ci umilia: con questo, ci spiega, si naviga in internet, si vedono le previsioni del tempo, gli orari dei treni degli aerei e dei cinema, le farmacie di turno, si gioca in Borsa, si hanno indicazioni sulle strade da percorrere e sui lavori in corso, e così via. Presto arriverà anche il telefonino che fa il caffè.
Di fronte a questa valanga di novità, si fa in fretta a restare travolti. A rimanere schiavi della logica del cambiamento per il cambiamento. Insomma si fatica a restare estranei alla condanna del superfluo.
Tra l’altro, a quanto pare è stata proprio questa caccia al superfluo, o almeno al consumismo incontrollato, a provocare la grande crisi che da circa un anno a questa parte ci sta tanto angosciando. In America hanno dato mutui a go go, e poi mutui sui mutui, e poi le famose carte di credito che permettono pagamenti a rate praticamente illimitati. La gente ha finito con il credere di potersi comperare tutto, e quindi con l’indebitarsi. Quando gli iperconsumatori non sono più stati in grado di pagare i debiti, sono saltati prima loro, e poi le banche che li avevano incautamente finanziati. Sto parlando all’ingrosso, ovviamente: ci sono molti altri motivi per cui in America prima e da noi dopo è scoppiata la grande crisi. Però è un dato di fatto elementare, e perfin banale, che una società che spende più di quel che ha finisce in bancarotta.
Dall’altra parte, però, una società che non consuma è una società morta. Soprattutto in questi tempi di crisi, se tutti ci facessimo sopraffare dalla paura e decidessimo di mettere i soldi sotto il materasso, addio ripresa. Occorre trovare un equilibrio, che forse deve cominciare dalla nostra testa.

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