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Ciclismo

Il gregario Made in Usa campione 33 anni dopo Lance

McNulty, uomo di Pogacar, parte da lontano, sorprende tutti e beffa il favorito Evenepoel regalando agli Stati Uniti la maglia iridata che mancava da Armstrong. Ciccone 9° con rimpianti

epa13267374 Brandon McNulty of United States crosses the finish line at the Men's Road Race at the UCI Road Cycling World Championships in Montreal, Canada, 27 September 2026. EPA/EDOUARD DESROCHES

Un anno fa, proprio a Montreal, Tadej Pogaar lo omaggiò lasciandogli la vittoria nel GP di Montreal. Sullo stesso percorso, questa volta, l’americano Brandon Mc Nulty il regalo se lo è fatto da solo. Con le sue gambe, con la sua intelligenza tattica, con la sua ispirazione che lo porta a stare con i migliori e a partire, in un tratto apparentemente innocuo, per dare il colpo di grazia a tutti: campione del mondo! Lo festeggia Pogaar, con un messaggio su X. Festeggia anche la sua UAE Team Emirates, che si tiene in squadra la maglia con i colori dell’arcobaleno. «È il giorno più bello della mia vita dice tra le lacrime il 28enne americano di Phoenix . Cosa pensavo nel finale? Ma quando mi vengono a prendere, quando arrivano? Sono arrivato prima io». Per la Nazionale italiana di Amadio, una prova più che sufficiente. Per Giulio Ciccone, la nostra punta, c’è un 9° posto che dice meno di quanto abbia fatto vedere. «Peccato, speravo in qualcosa di più per quello che ho fatto vedere in corsa», ammette l’abruzzese. I grandi sconfitti? Remco Evenepoel (12°) e il suo Belgio.

Lo stesso possiamo dire della Francia e del suo prodigio Seixas, che nel finale viene bloccato dai crampi (15°). Non c’è Pogaar e lo si vede subito: la fuga va via e arriva ad avere quasi 9 minuti di vantaggio. Il tratto di pianura scorre senza scossoni, con sedici corridori all’attacco, tra cui i pezzi più pregiati sono gli eritrei Girmay e Mulubrhan, oltre al norvegese Leknessund. Sono loro a sobbarcarsi il peso di tutta la prima parte della corsa. A -100 comincia la vera corsa, con le accelerazioni di Valentin Paret-Peintre e poi di Jegat, con Alberto Bettiol che si inserisce subito nella mischia. Gli attacchi non si contano, ma quello che fa male è portato da uno dei grandi favoriti della vigilia: Van der Poel (Paesi Bassi). Vola via, prima, con Rogli (Slovenia), Wout Van Aert (Belgio), Charmig (Danimarca), Onley (Gran Bretagna) e Simmons (USA). Poi, a -70, un’altra accelerazione dell’olandese. Una progressione micidiale, alla quale resistono solo Simmons e Onley. Rogli rientrerà dopo.

Il colpo di scena arriva a -35: i battistrada vengono riassorbiti e in testa si riforma un nuovo gruppo. Al comando restano Rogli , Van Aert , Charmig, Onley, Van der Poel e Simmons. In un tratto apparentemente banale, McNulty parte e approfitta dell’indecisione dei suoi avversari, che stanno rifiatando: lo vedono andare via, e poi non lo vedono più.

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