Un anno fa, proprio a Montreal, Tadej Pogaar lo omaggiò lasciandogli la vittoria nel GP di Montreal. Sullo stesso percorso, questa volta, l’americano Brandon Mc Nulty il regalo se lo è fatto da solo. Con le sue gambe, con la sua intelligenza tattica, con la sua ispirazione che lo porta a stare con i migliori e a partire, in un tratto apparentemente innocuo, per dare il colpo di grazia a tutti: campione del mondo! Lo festeggia Pogaar, con un messaggio su X. Festeggia anche la sua UAE Team Emirates, che si tiene in squadra la maglia con i colori dell’arcobaleno. «È il giorno più bello della mia vita dice tra le lacrime il 28enne americano di Phoenix . Cosa pensavo nel finale? Ma quando mi vengono a prendere, quando arrivano? Sono arrivato prima io». Per la Nazionale italiana di Amadio, una prova più che sufficiente. Per Giulio Ciccone, la nostra punta, c’è un 9° posto che dice meno di quanto abbia fatto vedere. «Peccato, speravo in qualcosa di più per quello che ho fatto vedere in corsa», ammette l’abruzzese. I grandi sconfitti? Remco Evenepoel (12°) e il suo Belgio.
Lo stesso possiamo dire della Francia e del suo prodigio Seixas, che nel finale viene bloccato dai crampi (15°). Non c’è Pogaar e lo si vede subito: la fuga va via e arriva ad avere quasi 9 minuti di vantaggio. Il tratto di pianura scorre senza scossoni, con sedici corridori all’attacco, tra cui i pezzi più pregiati sono gli eritrei Girmay e Mulubrhan, oltre al norvegese Leknessund. Sono loro a sobbarcarsi il peso di tutta la prima parte della corsa. A -100 comincia la vera corsa, con le accelerazioni di Valentin Paret-Peintre e poi di Jegat, con Alberto Bettiol che si inserisce subito nella mischia. Gli attacchi non si contano, ma quello che fa male è portato da uno dei grandi favoriti della vigilia: Van der Poel (Paesi Bassi). Vola via, prima, con Rogli (Slovenia), Wout Van Aert (Belgio), Charmig (Danimarca), Onley (Gran Bretagna) e Simmons (USA). Poi, a -70, un’altra accelerazione dell’olandese. Una progressione micidiale, alla quale resistono solo Simmons e Onley. Rogli rientrerà dopo.
Il colpo di scena arriva a -35: i battistrada vengono riassorbiti e in testa si riforma un nuovo gruppo. Al comando restano Rogli , Van Aert , Charmig, Onley, Van der Poel e Simmons. In un tratto apparentemente banale, McNulty parte e approfitta dell’indecisione dei suoi avversari, che stanno rifiatando: lo vedono andare via, e poi non lo vedono più.
