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Ciclismo

“Senza Pogacar gara aperta e io non mi tirerò indietro”

Il 22enne corridore marchigiano è una delle punte della squadra azzurra che oggi proverà a prendersi la maglia iridata nel Mondiale di Montreal. Ha appena vinto il Giro della Toscana ed è in grande forma

Vuelta, Pellizzari che prima volta

Sarà una nazionale di guastatori e disturbatori, si spera anche di primattori. La prima Italia targata Roberto Amadio, per usare le sue parole, non parte battuta e nemmeno abbattuta, c’è una voglia infinita di stupire e di stupirsi, a iniziare da Giulio Pellizzari, 22 anni, marchigiano, la grande promessa del ciclismo italiano nel mondo, anche se per chi lo segue fin dalle categorie giovanili è più semplicemente il «Duca di Camerino».

Faccia pulita e sorriso stampato, occhi svelti quanto le gambe e un’esuberanza che ne fanno un lottatore nato, non certo un calcolatore. «Se c’è da dare battaglia non mi tiro mai indietro dice Pellizzari, che durante l’anno veste la maglia della Red Bull-Bora-Hansgrohe, la stessa di Evenepoel, il grande favorito di questo mondiale orfano di Pogaar : l’importante è avere gambe buone».

E le gambe sono buone?

«Sto bene, penso di essere arrivato all’appuntamento iridato con un’ottima condizione. Le corse disputate in Italia prima di partire (vittoria al Giro della Toscana, ndc) mi hanno confortato parecchio. Chiaro che domani sarà tutto diverso, sia per la partecipazione, sia per il chilometraggio (274 km). In ogni caso sono fiducioso».

Al Toscana ha dimostrato di pedalare molto bene sul Monte Serra, ma il guizzo è stato un colpo di genio

«Per vincere ho dovuto trovare una strategia diversa. Non è stato niente di pianificato. Istinto puro. Amadio mi aveva chiesto un segnale: gliel’ho dato subito».

Quest’anno la continuità è un fatto acquisito.

«Esattamente, a eccezione del Giro, dove ho avuto a che fare con alcuni problemi fisici, sono andato piuttosto bene. Terzo alla Vuelta a la Comunitat Valenciana a febbraio. Terzo alla Tirreno-Adriatico a marzo, primo al Tour of the Alps (con il bonus di due tappe, ndc) ad aprile. Secondo al Giro di Slovenia a giugno, tappe vinte alla Vuelta a Burgos e al Deutschland Tour ad agosto. Fino al Toscana di qualche giorno fa, il primo in carriera in una corsa di un giorno».

Quindi?

«L’appetito vien mangiando. E poi c’è una cosa che mi piace un sacco».

Quale?

«Siamo una bella squadra, siamo un bel gruppo, unito e omogeneo. Non abbiamo i favori del pronostico, chiaramente, ma possiamo dire la nostra. L’Italia è una squadra forte, abbiamo tante frecce al nostro arco: Giulio (Ciccone, ndc), Alberto (Bettiol, ndc) e il sottoscritto. Se saremo bravi a giocarcela con astuzia, qualche danno possiamo arrecarlo a chiunque».

Chi saranno i fari della corsa?

«Il Belgio ha Evenepoel, il grande favorito, ma anche van Aert: loro saranno il faro della corsa. Anche la Francia di Seixas è molto forte, ma occhio anche a Del Toro, van der Poel, Simmons, McNulty, Pidcock e Healy. In ogni caso, senza Pogaar, sarà un mondiale molto più aperto e incerto. Di sicuro spettacolare».

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