«Le velo, c’est moi!», il ciclismo sono io. Parafrasando il Re Sole che si sentiva Stato, Tadej Pogacar potremmo ribattezzarlo il Re solo. Perché c’è lui, solo lui. Perché arriva sempre in solitaria. Perché tra lui è il mondo c’è l’infinito. Vince su una delle salite simbolo del Tour: l’Alpe d’Huez.
Mancava alla sua ricca collezione lo scalpo dell’Alpe, una delle vette simbolo del Tour e del ciclismo e ieri il campione del mondo ha colmato anche questa lacuna. Altro che non mi interessa la storia: Taddeo la riscrive, in buona grafia.
Lo davano stanco e poco brillante, ombroso e con una squadra minata da un virus maligno, ma alla fine ci pensa lui, a suo modo, spazzando via dubbi e avversari lungo i 21 tornanti di una salita che ieri sembrava hollywoodiana, e se poi a girare il film c’è il più spettacolare ciclista di sempre, lo spettacolo è davvero assicurato.
Non vince, ma stravince,
divorando la strada, tramortendo gli avversari, sbriciolando il record di scalata di Marco Pantani (36′50′'), che resisteva da oltre trent’anni. Inizia la sua opera di demolizione dopo un chilometro di ascesa quando ne mancano 12 e mezzo al traguardo, e davanti ci sono tre corridori che hanno 3′27 di vantaggio sulla maglia gialla: Carapaz, Lenny Martinz e Kuss. Lui li va a riprendere, stabilendo il record di scalata e fermando i cronometri sul tempo di 35′27′'.
«È tutto speciale dice felice come un ragazzino -: sapevo di avere ottime gambe, quando ho sentito che davanti cedevano mi sono detto proviamoci».
E lui ci prova, attraversando l’enorme folla (un milione di persone, dicono) come un Mosè, per portare a 26 i suoi successi di tappa in carriera, il quinto in questo Tour.
Ma record chiama record. Dall’Alpe d’Huez, all’Alpe d’Huez. È vero, ci sarà qualche corridore che oggi vedrà doppio, viste le cime mitiche come Croix de Fer e Galibier che
dovranno essere affrontate. «Adesso c’è la tappa regina, poi speriamo che Parigi sia una giornata luminosa», ma non potrà essere altrimenti: la Ville Lumiere domani lo acclamerà come merita.
Entrerà nel club dei super vincitori a quota cinque, al pari di fuoriclasse come Anquetil e Merckx, Hinault e Indurain. È storia.
