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Ciclismo

“Cara-pois”, l’ecuadoriano re delle montagne

A Carapaz la maglia più amata dai francesi. Oggi Parigi

Ecuador's Richard Carapaz celebrates as he crosses the finish line to win the twentieth stage of the Tour de France cycling race with start in Le Bourg d'Oisans and finish in Alpe d'huez, France, Saturday, July 25, 2026. (AP Photo/Mosa'ab Elshamy) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Nel Carchi usano una parola dialettale per definire i bimbi instancabili: jurquillas. Ecco, Richard Carapaz è ancora così: instancabile. Aveva l’argento vivo addosso da ragazzino, ce l’ha ancora oggi a 33 anni suonati. In tre giorni di alta montagna ha fatto il diavolo a quattro: primo a Orcières-Merlette, terzo sabato sull’Alpe d’Huez di Pogacar, primo ieri nel tappone con Télégraphe, Galibier e una nuova scalata all’Alpe d’Huez, ma da un versante inedito per il Tour. Tre giorni per sistemare la sua contabilità, arricchita da due vittorie di tappa, un 8° posto finale in classifica generale e la maglia a pois di miglior scalatore: chiamatelo «Cara-pois». Non è da escludersi che questa sera possa anche arrivargli il premio di più combattivo della corsa. La storia di questo ragazzo ecuadoriano, vera e propria celebrità nel suo Paese, vincitore di un Giro d’Italia 2019 e oro olimpico a Tokio, nasce nella povertà assoluta e la sua vocazione per il ciclismo prende avvio da una biciclettina scassatissima: da un rottame. Estate del 2003, Antonio Carapaz, papà della Locomotora del Carchi (così viene chiamato Richard in patria), di ritorno da un viaggio con il suo camion, scarica diversi rottami davanti alla sua casa di El Playon, a El Carmelo, nella provincia del Carchi, sul confine tra Ecuador e Colombia. Tra questi, una bici bmx blu da ragazzino scassatissima: ossidata, senza sella e senza gli pneumatici. «Da li è cominciato tutto», racconta ancora oggi.

Attraversare strade è stato il primo sognante viaggio verso il Giro e il Tour. Da Tulcàn, il capoluogo della provincia del Carchi, e attraverso una strada leggendaria: la Carretera. Ieri è arrivato su una delle vette più iconiche del ciclismo, dove ha costruito una delle giornate più importanti della sua carriera. «Sono sfinito, ma felice. Ci tenevo troppo a vincere qui, davanti a tutti questi campioni». A proposito di campioni: Pogacar finisce come aveva cominciato, aiutando il compagno di squadra Isaac del Toro a difendere il terzo posto e la maglia bianca di miglior giovane. Oggi gran finale a Parigi con una tappa ridotta per l’emergenza incendi: come era cominciato, il Tour finisce.

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