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Cinema

La ballata della libertà. Il Lido celebra il “suo” Pratt

Alla Mostra del cinema “Hugo a Venezia”, che racconta gli ultimi anni di vita del padre di Corto Maltese, fra la Laguna e la Svizzera

Hugo a Venezia

«Io vado e vengo per il mondo, quasi senza meta. Ma a Venezia ci ritorno sempre». Parole di Hugo Pratt (1927-1995), che nella sua città ritrova casa anche nel cinema. Alla 83esima Mostra internazionale d’arte cinematografica arriva Il desiderio di essere inutile Hugo a Venezia, il documentario fuori concorso di Stefano Knuchel che chiude la trilogia sul creatore di Corto Maltese, di cui nel 2027 ricorre il centenario della nascita. Un viaggio cinematografico iniziato con Hugo in Africa (2009) e proseguito con Hugo in Argentina (2021), che oltre ad approfondirne la biografia fa emergere il ritratto di un artista che ha reso l’avventura una filosofia di vita, narrando il modo in cui viaggi, persone e incontri con culture diverse hanno contribuito alla costruzione dell’opera a fumetti di Pratt. Quest’ultimo racconto, che sarà proiettato sabato 12 settembre nell’ambito della Settimana Internazionale della Critica e delle Giornate degli Autori, si sviluppa tra Venezia, luogo delle origini, il Pacifico, simbolo dell’avventura e dell’altrove, e la Svizzera, spazio della memoria e degli ultimi anni di vita. Il titolo rimanda alle conversazioni tra Pratt e il biografo Dominique Petitfaux, raccolte nel 1991 nel libro-intervista omonimo. Il documentario ne ripropone le registrazioni esclusive impreziosite da materiali d’archivio, fotografie e documenti inediti.

Amava definirsi fumettaro, Pratt, «perché è una brutta parola, può essere un’offesa. I miei colleghi preferiscono essere illustratori, disegnatori, grafici, altre cose. Invece io penso che al giorno d’oggi essere un operatore nel mondo della fantasia come lo può essere un fumettaro, veramente, è ancora una cosa importante». Eppure, era ben conscio del suo valore come artista, tanto che non esitava a contraddirsi definendosi «un autore di letteratura disegnata».

La sua vita è stata all’insegna dell’avventura, prima vagheggiata al cinema e sulle pagine de L’Isola del Tesoro di Stevenson, libro feticcio regalatogli dal padre, poi vissuta in giro per il mondo alla ricerca di storie. A dieci anni raggiunge il padre ufficiale in Abissinia e si trova catapultato in un mondo a parte, fatto di deserti assolati e uniformi dalle mostrine colorate. Una foto lo ritrae in divisa, con il genitore: anche se ragazzino, era stato arruolato nella polizia coloniale. I sei anni in Africa orientale lo segnano per sempre. Al momento di morire, Pratt stringeva sul petto una croce etiope. Un legame profondo investigato nel documentario Hugo in Africa, mentre Hugo in Argentina racconta il periodo in Sud America. Nel gennaio 1951 Pratt e altri fumettisti veneziani sbarcano a Buenos Aires, chiamati dall’editore Cesare Civita, un italiano fuggito a causa delle leggi razziali. A Buenos Aires trovano Sergio Tarquinio, il primo italiano a disegnare in Argentina. Il gruppo veneziano divide una grande casa nel sobborgo di Acassuso. È qui che Pratt comincia a costruire il proprio mito: le feste, gli amori, le canzoni americane e i tanghi strimpellati alla chitarra, pagine e pagine di avventure disegnate anche grazie al fecondo sodalizio con lo sceneggiatore Héctor Germán Oesterheld (L’eternauta della serie Netflix è una sua creatura), desaparecido durante gli anni bui della dittatura.

Il desiderio di essere inutile - Hugo a Venezia approfondisce la filosofia di vita di Pratt fondata sulla libertà. Esplicita inoltre il legame del maestro con la città lagunare, dove trovava rifugio dopo i suoi viaggi. È lì che è ambientata Favola di Venezia, una delle storie di Corto Maltese più amate. Nel documentario spazio anche al legame con l’Oceano Pacifico e le sue isole, tra cui l’agognata Rapa Nui e i suoi Moai. L’ultima tappa è Grandvaux in Svizzera, dove Pratt ha trascorso gli ultimi anni di vita in compagnia dei suoi libri: 20.000 volumi zeppi di appunti e fotografie oggi all’Hotel Villars Palace, fuori Losanna.

E, a proposito di Corto Maltese, un altro grande fumettista, Igort (al secolo Igor Tuveri), sta disegnando su testi di Marco Steiner una nuova avventura del marinaio. Si intitola La casa delle orchidee bianche ed è il seguito ideale di Corte Sconta detta Arcana. La vicenda è ambientata nella Cina del 1920 e prende avvio dal ritorno di Corto a Hong Kong. Tra i protagonisti Rasputin e un quadro rubato di Gauguin, la conturbante Ai Ling Soong e un matematico russo braccato da servizi segreti e criminali. Si preannuncia un micidiale cocktail di avventura e romanticismo sullo sfondo della grande storia, come nella migliore tradizione prattiana.

Mentre il cinema lo omaggia con un documentario intimo e il fumetto gli restituisce un nuovo capitolo di avventure, emerge come Hugo Pratt non sia solo uno dei più importanti autori della letteratura disegnata ma un compagno di viaggio per lettori di ogni età.

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