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Cinema

L’orlo scivoloso della guerra

Il 14 agosto negli Stati Uniti e a settembre anche in Italia, arriva nelle sale cinematografiche The Brink of War, film che racconta un di storia

The Brink of War

Undici e Dodici ottobre 1986, Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov si incontrano a Reykjavík, per parlare di disarmo nucleare. Due giorni di discussioni, anche accese, fra i leader delle due massime superpotenze con un arsenale di 70mila testate nucleari. Non porteranno alla firma di un accordo, ma creeranno il clima di apertura in grado di porre le basi per la distensione e il successivo trattato del 1987. La storia avrebbe poi registrato, in poco tempo, la fine della Guerra Fredda e il crollo dell’impero sovietico.

Il 14 agosto negli Stati Uniti e a settembre anche in Italia, arriva nelle sale cinematografiche The Brink of War, film che racconta quel pezzo di storia, scritto e diretto da Michael Russell Gunn, con protagonisti Jeff Daniels nei panni di Reagan, Jared Harris, in quelli di Gorbaciov, e il premio Oscar J.K. Simmons in quelli del Segretario di Stato americano George Shultz.

«La nostra nazione e il mondo stanno vivendo un momento drammatico e polarizzato - dice Michael Russell Gunn - volevo raccontare una storia positiva, di come sia possibile creare un ponte fra le divisioni più estreme. Il summit di Reykjavik è uno dei risultati diplomatici più importanti del secolo scorso». Gunn e il produttore John Logan Pierson hanno accompagnato l’uscita del trailer del film con una dichiarazione: «Ci sono momenti nella storia in cui il mondo richiede un coraggio straordinario: il coraggio di colmare le divisioni, di sedersi allo stesso tavolo con il nemico e di scegliere un futuro diverso. The Brink of War racconta la storia di uno di questi momenti, quando Reagan e Gorbaciov cambiarono il corso della storia».

Il racconto si focalizza sui dialoghi privati dei due leader, pur tra loro così diversi, e sull’instancabile lavoro di facilitatore di George Shultz. Il film è dedicato proprio all’ex Segretario di Stato americano, mancato nel 2021 a 101 anni.

«Un uomo che mi ha ricordato di un tempo in cui noi esseri umani sapevamo lavorare insieme, - dice il regista - attraverso i confini e le divisioni, sapevamo mettere da parte le differenze, l’orgoglio, il potere e i pregiudizi per ottenere, tutti insieme, amici e nemici, un mondo migliore». Per il filmmaker e gli sceneggiatori la sfida è stata quella di «mettersi nella testa di due persone così distanti in tutto, pensieri, azioni, ideali».

Vale la pena ricordare che Ronald Reagan fu il presidente che bollò, senza se e senza ma, il regime sovietico come impero del male. Nonostante questo, non esitò a cercare la via del dialogo e, dopo quell’incontro, i due leader svilupparono una sincera reciproca simpatia, se non una vera amicizia. Pare che Reagan a Reykjavík raccontasse persino una barzelletta al suo interlocutore: «Un uomo in Unione Sovietica dà l’anticipo per comprare un’auto. L’impiegato gli dice: Torni tra esattamente dieci anni. L’acquirente chiede: Di mattina o di pomeriggio? Perché di mattina deve venire l’idraulico».

Gorbaciov, stando ai resoconti, sorrise.

Entrambi conoscevano le debolezze dei sistemi che rappresentavano e il film racconta i fatti con una grande dose di equidistanza. Alle critiche di Reagan per le code nei negozi, Gorbaciov risponde con una frecciata riguardo all’attentato subito dal presidente americano nel marzo del 1981: «Da noi però non spariamo al presidente». I due si punzecchiano, litigano, si piacciono e ad un certo punto salta fuori un’idea folle: non solo ridurre l’arsenale nucleare. Smantellarlo completamente, in dieci anni.

Non succederà, ma sarà uno dei punti più alti della storia della diplomazia e del dialogo internazionali.

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