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Cinema

L'anatomia di una famiglia che sbaglia senza volerlo

Il thriller “L’estranea” di Paolo Strippoli è ambientato tra Roma e Bari

Visionario Il regista Paolo Strippoli ieri al Lido

da Venezia

Ieri è stata la giornata del terzo film italiano in concorso diretto da uno dei più giovani registi presenti al Lido, il pugliese Paolo Strippoli che a trentatré anni è al suo quarto film considerando anche l’esordio, A Classic Horror Story, diretto con Roberto De Feo. Fedele agli altri suoi titoli, Piove e La valle dei sorrisi, in L’estranea il regista lavora ancora una volta sul genere, anche se qui, più che horror, siamo di fronte a un thriller psicologico. C’è una donna, Anna Colonna (Jasmine Trinca), che si presenta all’improvviso a casa di sua figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) in una notte piovosa (come l’altro film di Strippoli) per raccontarle la verità sulla loro famiglia segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea (Valeria Bruni Tedeschi) per avere salva la sua vita dopo un grave incidente avvenuto quando era bambina. Un segreto custodito troppo a lungo e che ora torna a reclamare il suo prezzo: «L’Estranea spiega il regista che ha scritto il film con Salvatore De Chirico nasce dalla mia più grande paura: quella di perdere il controllo. Ne sono ossessionato da sempre, faccio il regista perché mi lascia l’illusione di poter decidere delle cose della mia vita e di poter plasmare la realtà. Tutti i miei film parlano di gente che baratta il proprio senso di colpa con il controllo».

Il film, dall’8 ottobre in sala con 01 Distribution nel cui cast c’è anche Adriano Giannini nel ruolo del padre, si muove su due piani narrativi molto diversi, quello ambientato a Roma in una notte tempestosa e quello, molto solare, della Bari bene di fine anni ’90 che il regista conosce in profondità: «Parlo di una certa borghesia, che si vuole pure affrancare dalla piccola, in un momento storico che ho vissuto. Ma non attacco la famiglia tradizionale, mi interessa esplorare la famiglia come specchio della società più grande, raccontando degli sbagli dei genitori che poi trascinano anche i figli. La domanda fondamentale del film è: quanto male possiamo compiere scambiandolo per amore?».

Nel ruolo della madre troviamo Jasmine Trinca che fa i conti pure con se stessa: «Io nella vita sono una madre ordinaria. Mi sento imperfetta e confusa, ma guidata dal voler essere sufficientemente buona. Non sono una presenza che soffoca come Anna Colonna che vuole avere tutto sotto controllo. Io sono talmente una distratta, quindi non controllo un bel niente».

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