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Addio città di cemento: nasce l'hub scientifico per i quartieri viventi del futuro

Al B-CAD di Roma il debutto del programma “Città Osmotiche”: dati reali e bioarchitettura applicata per rigenerare i territori contro l’emergenza climatica

Addio città di cemento: nasce l'hub scientifico per i quartieri viventi del futuro
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La risposta alla crisi climatica e alla fragilità del territorio richiede una revisione strutturale del metabolismo urbano. Siamo in un momento storico in cui è diventato impellente tracciare un cambiamento profondo, prendendo atto dei limiti e delle problematiche dei sistemi urbanistici applicati finora.

Su questo presupposto l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR) ha ridefinito le linee guida del programma "Città Osmotica", un percorso scientifico che analizza edifici e quartieri come membrane attive capaci di regolare i flussi di acqua, energia e materiali. Il programma, che raccoglie l'atlante dei progetti e dei cantieri reali avviati in diverse tappe nazionali, tra cui Napoli e Portoferraio, uscirà dall'ambito accademico grazie alla collaborazione a lungo termine avviata con la manifestazione romana B-CAD, ospitata alla Nuvola, scelta come sede per la divulgazione e l'aggiornamento tecnico del settore."L'istituzione dell'Osservatorio nazionale INBAR–B-CAD rappresenta un passaggio strategico per accompagnare la trasformazione sostenibile delle nostre città.” – spiega Vito Maiorano, Corporate Event Manager B-CAD – “Non vogliamo limitarci a promuovere principi o visioni teoriche, ma costruire uno strumento operativo capace di raccogliere dati, monitorare risultati e mettere a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni, dei professionisti e delle imprese un patrimonio concreto di esperienze e buone pratiche.

L'Osservatorio nasce con l'obiettivo di rendere misurabile l'efficacia della bioarchitettura e delle politiche di rigenerazione urbana, favorendo l'applicazione dei Criteri Ambientali Minimi, del principio DNSH e delle più avanzate metodologie digitali per la pianificazione. Crediamo che la transizione ecologica debba fondarsi su evidenze scientifiche, innovazione e collaborazione tra tutti gli attori della filiera. Per questo l'Osservatorio sarà un luogo permanente di confronto, ricerca e divulgazione, in grado di trasformare la sostenibilità da obiettivo dichiarato a pratica concreta e verificabile per il futuro dei territori".

Il progetto, quindi, promuove un’idea di città resiliente che integra acqua, paesaggio e progetto. "Dobbiamo pensare alla città del futuro come un organismo vivente, in relazione fra edificio e ambiente, e trovare una sinergia", aggiunge Anna Carulli, presidente di INBAR. Il cuore della proposta è chiaro: leggere il rapporto tra eventi atmosferici e spazio urbano non come fatalità, ma come questione progettuale.

"La città deve adeguarsi ai nuovi climi", sottolinea Carulli, indicando la necessità di recuperare una relazione virtuosa con il sottosuolo, capace di accogliere l’acqua invece di respingerla. In questa prospettiva, l’acqua non è più un nemico “distruttivo”, ma una risorsa da gestire con intelligenza, tornando a una sapienza che, in forme diverse, era già presente nei sistemi costruttivi storici. La direzione è quella di città più permeabili, capaci di integrare le linee guida nazionali sulla tutela dell’habitat e dell’ambiente dentro una progettazione contemporanea: "Serve una svolta, serve un nuovo paradigma. Con l'Osservatorio e il modello delle Città Osmotiche vogliamo dimostrare che la bioarchitettura non è più un'utopia teorica, ma una pratica cantierabile e misurabile. La transizione ecologica delle nostre città si fa sul campo, offrendo ai tecnici e alle amministrazioni strumenti concreti per rigenerare i territori, ridurre l'impatto ambientale e contrastare gli effetti del cambiamento climatico attraverso il monitoraggio dei suoli vivi e l'efficienza dei flussi energetici".

Durante la manifestazione alla Nuvola, dal 4 al 6 settembre 2026, gli spazi ospiteranno un programma didattico per macro-aree: sessioni per i tecnici della Pubblica Amministrazione sulla traduzione dei vincoli normativi in progetti; tavoli con imprese e maestranze su logistica e manutenzione; laboratori per le università e incontri per i cittadini su microclima urbano e permeabilità dei suoli.

Il piano d'azione si articolerà in tre fasi immediate: l'esposizione tematica dei progetti dei soci INBAR (edifici-membrana, spazi pubblici e cicli dei materiali); brevi lezioni tecniche aperte al pubblico sulla gestione delle risorse idriche; l'apertura ufficiale della raccolta dati per l'avvio dell'Osservatorio, invitando al confronto centri di ricerca, amministrazioni e aziende.

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