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La stanza di Feltri

Lasciate libera Meloni di scegliersi l’albergo

Non siamo davanti a una misteriosa ereditiera della quale qualche cronista investigativo debba ricostruire le fortune attraverso i conti dell’albergo

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Gentile Direttore Feltri, leggo articoli dedicati al costo dell’albergo scelto da Giorgia Meloni per trascorrere qualche giorno di vacanza in Sardegna. Ma davvero siamo arrivati a fare i conti in tasca persino al presidente del Consiglio? Possibile che, per criticare Meloni, non si trovi ormai niente di meglio che calcolare quanto possa costarle una notte in albergo?

Cara Sonia, fare i conti in tasca agli altri è sempre stata una delle attività predilette dei mediocri. Farli al presidente del Consiglio, trasformando persino qualche giorno di vacanza in un’inchiesta contabile, è un esercizio ancora più misero. Ho letto anch’io articoli dedicati al costo della struttura nella quale Giorgia Meloni starebbe trascorrendo qualche giorno in Sardegna. E confesso di essermi chiesto: e quindi? Quale sarebbe la notizia?

Che Giorgia Meloni guadagna bene? Lo sappiamo. Che il presidente del Consiglio percepisce un reddito? Grazie al cielo. Che una donna che lavora praticamente senza orari, viaggia continuamente, partecipa a vertici internazionali, affronta crisi, riunioni, telefonate e dossier a qualunque ora del giorno e della notte, quando riesce finalmente a ritagliarsi qualche giorno insieme alla figlia preferisca trascorrerlo in una struttura confortevole anziché sotto una tenda canadese? Sono sconvolto.

Convocate immediatamente la Guardia di Finanza. La cosa ancora più ridicola è che stiamo parlando di un personaggio pubblico i cui dati patrimoniali e reddituali non sono custoditi nella cassaforte di Fort Knox. La legge sulla trasparenza impone ai titolari di cariche politiche determinati obblighi di pubblicità patrimoniale e reddituale. Non siamo dunque davanti a una misteriosa ereditiera della quale qualche cronista investigativo debba ricostruire le fortune attraverso i conti dell’albergo. Eppure ogni estate ritorna questa insopportabile liturgia pauperista. Un politico va in un buon ristorante: quanto ha speso? Prende una barca: di chi è? Dorme in un bell’albergo: quanto costa la camera? A un certo punto viene voglia di domandare se un presidente del Consiglio debba consegnare il portafoglio alla Repubblica e sottoscrivere un voto di povertà. Meloni guadagna i propri soldi ed entro i limiti della legge li spende come accidenti le pare. Questo dovrebbe essere il principio più elementare del mondo liberale, e invece in Italia pare quasi rivoluzionario. Non mi risulta che abbia presentato il conto delle proprie ferie agli italiani. Se emergesse che una vacanza privata viene illegittimamente pagata con denaro pubblico, quella sì sarebbe una notizia e io sarei il primo a pretendere spiegazioni. Ma se una persona paga con il proprio denaro, non vedo quale diritto morale possa vantare il resto del Paese di stabilire se debba scegliere cinque stelle, tre stelle oppure sacco a pelo.

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