Caro direttore Feltri, ho letto che alla famiglia di Désirée Mariottini, la sedicenne violentata e morta a Roma nel 2018, sono stati riconosciuti 75 mila euro di indennizzo, mentre Mario Roggero è stato condannato a versare complessivamente 780 mila euro ai familiari dei due rapinatori che uccise e al terzo rapinatore rimasto ferito. So che giuridicamente si tratta di situazioni differenti, ma da comune cittadino faccio molta fatica a comprendere una sproporzione del genere. A lei sembra normale?
Danilo Bocca
Caro Danilo, no, non mi sembra normale. E aggiungo che trovo perfino insufficiente la parola sproporzione davanti a due cifre che, messe una accanto all’altra, provocano nel cittadino comune un comprensibile sentimento di incredulità. E pure il mal di pancia. Per non dire il voltastomaco. Cominciamo però dai fatti, perché proprio quando si intende essere duri bisogna essere precisi. Désirée Mariottini aveva sedici anni. Fu violentata quando era in condizioni di incoscienza e morì dopo essere stata abbandonata senza soccorso. Per quella vicenda ci sono condanne penali definitive. L’uomo condannato all’ergastolo per il suo omicidio risulta incapiente e la madre e la sorella della ragazza si sono quindi rivolte allo Stato chiedendo circa 900 mila euro sulla base della normativa relativa alle vittime dei reati intenzionali violenti. Il Tribunale civile di Roma ha respinto quella richiesta, riconoscendo invece quanto previsto dal Fondo statale: 50 mila euro per l’omicidio e 25 mila per la violenza sessuale. Totale: 75 mila euro. Settantacinquemila. Poi abbiamo Mario Roggero. Nel 2021 tre uomini rapinarono la sua gioielleria a Grinzane Cavour. Roggero li inseguì fuori dal negozio e sparò, uccidendone due e ferendo il terzo. Per questo è stato definitivamente condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione. E ai congiunti dei due rapinatori uccisi e al terzo rapinatore ferito sono state riconosciute provvisionali per complessivi 780 mila euro. Settantacinquemila da una parte. Settecentottantamila dall’altra. So già quale sarà l’obiezione dei giuristi, ed è tecnicamente corretta: direttore, sta confrontando due istituti differenti. Certamente. Nel caso Désirée parliamo dell’indennizzo che lo Stato riconosce attraverso un Fondo quando l’autore del reato non è in grado di risarcire. Nel caso Roggero parliamo invece delle conseguenze civili derivanti da una condanna penale. Lo so. Ma io non sto facendo un esame universitario di procedura civile. Sto facendo una domanda molto più semplice: quale immagine della giustizia arriva al cittadino quando il risultato concreto di questi meccanismi è questo? Perché il cittadino non vive dentro un codice commentato.
