In un Paese che invecchia, trovare qualcuno disposto ad assistere un anziano a domicilio sta diventando un problema non soltanto familiare, ma anche economico. La richiesta cresce, mentre il numero dei lavoratori domestici regolari continua a ridursi. In questo squilibrio prova a inserirsi Lebadanti.it, piattaforma della startup WeCare Srl che porta sul web l’incontro tra famiglie e caregiver e introduce una formula particolare: se la professionista contattata non risponde entro 36 ore, il credito utilizzato torna nella disponibilità dell’utente.
Più famiglie in cerca di assistenza
La fotografia del settore arriva dall’Inps. Nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato sono stati 804.464, con una diminuzione del 2,3% rispetto al 2024. Nel confronto con il 2021 ne mancano circa 173 mila. All’interno del comparto è inoltre cambiato il peso delle diverse professioni: le badanti rappresentano il 51,3% del totale, mentre le colf si fermano al 48,7%. Il nodo diventa ancora più evidente osservando l’invecchiamento della popolazione. Il rapporto Family (Net) Work 2025, realizzato dal Censis e promosso da Assindatcolf, calcola appena 8,5 badanti ogni 100 persone sole con almeno 60 anni. In Italia le persone che vivono da sole sono circa 8,8 milioni e quasi cinque milioni hanno superato i 60 anni: numeri che mostrano quanto l’assistenza domiciliare sia destinata ad assumere un peso crescente.
La ricerca
È su questo mercato che punta WeCare Srl con Lebadanti.it. Il servizio, nato originariamente come bacheca digitale, è stato rilanciato nel luglio 2026 con una piattaforma pensata per consentire alle famiglie di individuare direttamente i caregiver disponibili. Nei primi mesi la piattaforma ha superato 6 mila iscritti, raccogliendo più di 3 mila profili di badanti e oltre 3.500 offerte di lavoro. L’obiettivo è spostare almeno una parte della ricerca dal tradizionale passaparola a un sistema digitale nel quale la famiglia può consultare i profili e scegliere chi contattare. Per le badanti l’iscrizione e la creazione del profilo sono gratuite, mentre chi cerca assistenza può pubblicare le proprie necessità e selezionare le persone considerate più adatte. Un modello che punta soprattutto sulla rapidità del contatto, elemento decisivo quando il bisogno di assistenza nasce dopo un ricovero o un improvviso cambiamento delle condizioni familiari.
Contatti da 9 euro e la soglia delle 36 ore
Il modello di ricavi non è costruito sull’abbonamento alla ricerca. La famiglia acquista dei crediti quando vuole mettersi in contatto con una professionista e, secondo quanto comunicato da WeCare, il costo parte da 9 euro per contatto. A differenziare il servizio è però la clausola temporale: se la badante scelta non risponde entro 36 ore, il credito impiegato viene automaticamente restituito all’utente. È opportuno distinguere il credito riaccreditato da un rimborso monetario vero e proprio: le informazioni disponibili descrivono infatti il ritorno del credito sulla piattaforma, utilizzabile per effettuare un nuovo contatto. La formula cerca così di ridurre il costo dei tentativi senza risposta e di collegare maggiormente la spesa alla possibilità concreta di avviare una conversazione con la lavoratrice selezionata.
La scommessa dei 25 mila utenti
La startup guarda ora alla crescita. WeCare indica come traguardo 25 mila utenti nell’arco dei prossimi dodici mesi, puntando su un mercato che potrebbe diventare sempre più ampio con l’aumento della popolazione anziana. Il digitale può accorciare i tempi della ricerca e ampliare il numero dei profili consultabili, anche nelle aree dove l’offerta di intermediari tradizionali è più limitata. Rimane però il problema strutturale: una piattaforma può rendere più efficiente l’incontro tra domanda e offerta, ma non può da sola colmare la carenza di personale. Con meno lavoratori domestici regolari e una popolazione anziana in crescita, il mercato delle badanti si trova al centro di una trasformazione che riguarda lavoro, famiglie e welfare italiano. È proprio questo squilibrio ad aprire spazio a nuovi modelli di business
